Caso Renzi, il Ministero: “Nessuna discriminazione”. Prima udienza al Tribunale di Ascoli

  • 3 Giorni fa
guido renzi, ex segretario del sindaco Giovanni Gaspari

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si è svolta presso il Tribunale di Ascoli Piceno la prima udienza del ricorso contro il Comune di San Benedetto presentato dal dipendente dell’ente Guido Renzi, già capo di gabinetto dell’ex sindaco Gaspari. Il giudice ha fissato al 22 marzo 2019 la data per la sentenza. Ma proprio mentre ad Ascoli di fronte al giudice del lavoro si discuteva il “caso” Renzi, nel Municipio di viale De Gasperi veniva recapitata la risposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri alla denuncia presentata  dallo stesso Renzi. Il Ministero ha ritenuto infondata la tesi del dipendente. Ma andiamo con ordine.
Si è svolta martedì 9 gennaio la prima udienza (Tribunale di Ascoli Piceno, sezione lavoro) nel giudizio introdotto da Renzi. Il Comune era difeso dall’avvocato Marina Di Concetto, il funzionario da Cristian Lucidi. L’ex segretario di Gaspari rivendicava il diritto ad ottenere l’annullamento della sanzione disciplinare della sospensione dal servizio per tre mesi, per avere divulgato una nota dove esprimeva la lesione dei propri diritti a causa di incarichi conferiti dal Comune a professionisti esterni e non allo stesso, come dipendente dell’ente. Il Comune ha sostento la legittimità della sanzione e l’assoluta inconsistenza delle accuse mosse dall’ex capo di gabinetto. Renzi ha anche interessato delle sue vicende lavorative la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in quanto successivamente denunciava il Comune (alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dipartimento per la Funzione pubblica), sostenendo che la sanzione disciplinare fosse stata una misura ritorsiva irrogatagli per avere denunciato alla Corte dei Conti gli incarichi conferiti all’esterno.
Martedì 9 gennaio il Tribunale ha tenuto la prima udienza tra le parti e ha rigettato le richieste istruttorie, sia di Renzi sia del Comune, fissando direttamente la data per la decisione al 23 marzo 2019. Lo stesso giorno è pervenuta al Comune (e a Renzi) la decisione della Presidenza del Consiglio dei Ministri-dipartimento della Funzione pubblica, che ha ritenuto infondata l’accusa di essere stato oggetto di misure discriminatorie “a seguito del suo esposto alla Corte dei Conti”.
Con la stessa nota il dipartimento ha anche dichiarato infondata l’accusa di ritorsione mossa da Renzi a seguito degli esposti, in relazione al suo
trasferimento al Servizio porto. La Funzione pubblica, nella risposta cita un passaggio della relazione di Catia Talamonti, vice segretario generale e dirigente del welfare. “Anche il suo trasferimento al Servizio porto – scrive il dipartimento Funzione pubblica – presso il mercato ittico, risalente al febbraio 2017, da lei ritenuto discriminante, ma disposto in data antecedente rispetto la citato esposto alla Corte dei conti, il dirigente del settore Politiche sociali welfare del cittadino, vice segretario generale, ha affermato (con nota del 17.08.17) che tutti i principi normativi e di legalità sono stati pienamente rispettati in ogni procedimento di mobilità, per ciascuna figura professionale ove interessata alla mobilità disposta… con riferimento ai criteri della rotazione e dell’efficienza dei servizi, anche riqualificati secondo le linee strategiche di mandato amministrativo, come quello del Renzi”.
La Presidenza del Consiglio, poi, “invita l’amministrazione comunale (a cui si pongono ad attenzione le modifiche introdotte alla disciplina e responsabilità attribuite alla legge n. 179/2017) a verificare ulteriormente che le funzioni attribuite al dipendente non siano demansionanti, ma costituiscano condizione per il più proficuo esercizio dell’attività lavorativa a superamento del disagio professionale lamentato”. Conclude la missiva della Funzione pubblica: “All’interessato si ricorda in proposito che può valutare di ricorrere al ‘Comitato unico di garanzia, per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni’, previsto dall’articolo 21 della legge 4 novembre 2010 n. 183, preposto alla valutazione e risoluzione di eventuali criticità e stati di disagio lavorativo”.

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Franco Cameli

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