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Monte Piselli, l’impianto di risalita resta un rebus senza le risorse necessarie. Nuovo intervento di Ameli (Pd): “Ora si volti pagina con un piano B e il coinvolgimento di Cai ed Unicam”
Il nuovo impianto di Monte Piselli resta un rebus. Anche il mese di marzo sta per salutarci e ancora non sono sopraggiunte novità. Le risorse necessarie per procedere all’intervento non sono state trovate e ad intervenire nuovamente sulla questione è stato Francesco Ameli, segretario provinciale del Pd. “Siamo arrivati alla fine di marzo e, come purtroppo avevamo previsto, il silenzio che avvolge la vicenda del Cotuge e del rilancio di Monte Piselli è assordante – commenta -. Le scadenze fissate pubblicamente, i proclami della politica e le rassicurazioni date durante le assemblee si sono sciolti come neve al sole, lasciando la nostra montagna, gli sportivi e gli operatori del settore nell’ennesimo limbo di incertezza. Il sindaco aveva parlato chiaro: entro marzo si dovevano trovare le risorse ed avviare le procedure per il nuovo impianto di risalita, indicando in caso contrario la necessità di percorrere soluzioni alternative. Oggi prendiamo atto che non solo non c’è traccia di bandi o cantieri, ma dalla struttura commissariale — che abbiamo appreso essere diventata soggetto attuatore — non giunge alcuna notizia. Il bilancio attuale è fallimentare: anni di promesse elettorali, spreco di risorse pubbliche e un’immobilismo gestionale che ricade interamente sulle spalle del CdA del Cotuge e di un’assemblea dei soci incapace di definire una strategia concreta”.
“Questo non è solo un intoppo burocratico – prosegue – è il fallimento politico di una destra che governa la Regione e gli enti locali, dimostrando un totale disinteresse per la “montagna degli ascolani”, come confermato dai tagli ai comuni del nostro territorio operati nella recente legge sulla classificazione montana. Mentre si discute di poltrone e competenze, abbiamo perso una stagione invernale che sarebbe stata ottima e, di questo passo, svanirà non solo il 2026/2027, ma anche il 2027/2028. Come Partito Democratico, chiediamo che si smetta di inseguire progetti che non vedono mai la luce e si inizi a costruire un’alternativa valida, sostenibile e moderna. Le competenze ci sono: pensiamo alla posizione autorevole espressa dal CAI, che chiede un rilancio della montagna che non sia legato solo allo sci ma a una fruizione lenta e costante per 12 mesi l’anno. Guardiamo con estremo interesse anche ai progetti e alle idee della Facoltà di Architettura, capace di offrire una visione innovativa per il recupero dei nostri borghi e delle nostre vette. La nostra montagna non è un bacino di voti da ingannare con scadenze fittizie, ma un patrimonio ambientale ed economico da valorizzare. Se il “Piano A” è naufragato insieme alla credibilità di chi lo ha gestito, si abbia il coraggio di ammettere il fallimento e si apra immediatamente un tavolo con le associazioni qualificate e l’Università e si proceda spediti. Non c’è più tempo”.
Redazione




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