Per gli studenti del Rosetti un “Pasolini privato”

Sono trascorsi cinquant’anni da quel 2 novembre 1975, quando, all’idroscalo di Ostia, venne assassinato con ferocia Pier Paolo Pasolini, figura iconica del panorama intellettuale del secondo dopoguerra, una voce che ancora oggi parla alle coscienze. Un evento tragico entrato nell’archivio dei misteri italiani e da più parti classificato come il “finale” di una “storia sbagliata”. Ed è proprio questo il titolo della canzone di Fabrizio De André che ha introdotto il reading dell’attore Cristian Giammarini dal titolo P.P. – Pasolini privato, svoltosi lo scorso 8 gennaio nell’Aula lettura del Liceo Scientifico Statale “Rosetti” di San Benedetto del Tronto, alla presenza delle classi VD e VF, accompagnate dalle rispettive docenti di Lettere, prof.sse Francesca Nanni e Alessia Palestini.

De André aveva dedicato la canzone a Pasolini e alla sua morte inaspettata e violenta, sottolineando la tendenza comune alla condanna facile, al giudizio immediato, quando ormai quella vita tanto chiacchierata era stata “colpita al centro” e “scolpita ai bordi”, ovvero strappata e definita per sempre. Il gioco di parole del cantautore genovese è stato il punto di partenza di Cristian Giammarini, che, dopo aver rievocato la notte maledetta dell’uccisione, ha dato voce a brani struggenti di Pasolini, soffermandosi sugli aspetti più intimi dell’autore e, in particolare, sulle sue relazioni familiari.

“Il primo personaggio che è stato analizzato è stato il padre – le parole della professoressa Palestini – Quest’ultimo, durante un’intervista condotta da Dacia Maraini, aveva descritto la figura paterna come autoritaria, violenta, possessiva. Fu proprio il padre a spingere il giovane Pier Paolo alla poesia, di cui riconosceva il valore comunicativo, associandola al canto istituzionale di Carducci o alla declamazione propagandistica di D’Annunzio. La poesia del figlio, però, avrebbe avuto un’altra origine e un altro scopo. Di diverso tenore fu il rapporto di Pasolini con la madre, descritta come “piccola, fragile, dal collo bianco e i capelli castani”, la stessa madre che scappò con lui da Casarsa a Roma e amò il figlio in modo viscerale e incondizionato, senza mai giudicarlo. A questo punto Cristian Giammarini ha ricordato la scelta dello scrittore, ormai diventato regista, di assegnare il ruolo della Madonna ai piedi della croce, nel film Il vangelo secondo Matteo, proprio alla madre Susanna, la quale portò in scena il dolore disperato di una donna che aveva perso un figlio. Susanna conosceva quella sofferenza e, mentre recitava, rievocava la tragedia della morte del figlio maggiore Guido, partigiano cattolico ucciso nello scontro di Porzûs. Dopo aver raccontato il rapporto di confidenza e complicità che legò Pasolini al fratello e il dolore profondo per la morte di quest’ultimo a soli vent’anni, l’attore ha congedato gli studenti con la poesia più celebre che l’intellettuale bolognese dedicò alla madre. Nella commovente Supplica a mia madre, l’attore ha rintracciato l’amore totalizzante di Pasolini nei confronti della propria genitrice, un “amore schiavitù”, la cui riproduzione era impossibile in altri “corpi senz’anima”. La speranza di un “futuro aprile” chiude l’ultimo verso di questa scandalosa e profonda dichiarazione d’amore: un’ultima immagine che ha restituito l’uomo Pasolini attraverso le sue stesse parole, allontanando il ricordo del suo corpo martoriato e il giudizio facile sulla sua vita da perenne escluso”.

Per la Dirigente Scolastica Elisa Vita l’evento ha rappresentato “un momento di riflessione profonda su una vicenda umana e collettiva insieme, che ha scosso le coscienze e continua a scuoterle. Passa anche attraverso eventi di questo genere la ricchezza formativa del nostro istituto, che crede in una formazione integrale degli studenti, oltre i puri confini del sapere disciplinare”.


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