CAAM, il concorso sospeso non chiude il caso: il RUP, le alternative interne e quelle domande a cui il CdA scaduto dovrà rispondere ai soci istituzionali

 

Dal contratto di Corrado Di Silverio scaduto il 17 luglio al bando dell’11 agosto. Giacomini aveva votato contro: “Nessuna urgenza, verifichiamo i dipendenti interni”. Poi le proteste dei soci Fondazione Fabbrica Cultura in primis, AVS, CGIL, Piergallini, il parere legale, la Commissione già insediata e infine lo stop dopo la PEC del sindaco Mozzoni. Ora emergono altri elementi: Santarelli e Calvaresi avevano già manifestato disponibilità a svolgere il RUP e il 2 settembre l’hanno formalizzata. Per PicenoNews24, prima di qualsiasi riconferma, i soci devono chiedere conto di tutta questa gestione.

Il concorso del CAAM è stato sospeso. Ma pensare che con quella sospensione sia terminata anche la vicenda sarebbe un errore. Anzi. Oggi che gli atti possono essere messi uno accanto all’altro, la domanda diventa ancora più semplice: era davvero necessario arrivare a un concorso a tempo indeterminato per garantire la continuità del RUP del progetto PNRR? Perché, a ritroso, emerge una sequenza che merita di essere ricostruita integralmente. E soprattutto emerge una distinzione che PicenoNews24 ritiene doveroso fare: le decisioni contestate non furono condivise da tutto il Consiglio di amministrazione. Nel passaggio decisivo dell’11 agosto il presidente Paolo Vulpiani e l’amministratore delegato Francesca Perotti votarono a favore della procedura. Il vicepresidente Roberto Giacomini votò contro, motivando dettagliatamente la propria opposizione. Ed è proprio dalle sue contestazioni che bisogna partire.

Il contratto del RUP scade il 17 luglio
Corrado Di Silverio svolgeva la funzione di RUP nell’importante progetto PNRR del Centro Agroalimentare. Il suo rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato arriva però alla scadenza dei 24 mesi il 17 luglio 2026. Il giorno precedente, 16 luglio, il CdA affronta la questione della continuità della funzione. Nell’assemblea del giorno successivo viene riferita una proroga tecnica dell’incarico di RUP per il tempo necessario al completamento di collaudi, rendicontazione e chiusura del progetto, precisando che ciò non avrebbe dovuto comportare automatismi sulla prosecuzione del rapporto di lavoro. Proprio il 17 luglio, però, con l’approvazione del bilancio 2025, termina anche il mandato triennale del CdA. Il rinnovo viene rinviato. Da quel momento si apre la fase di prorogatio. Nell’assemblea successiva del 7 agosto, convocata per il rinnovo delle cariche e conclusasi senza l’accordo necessario per nominare il nuovo organo, viene ribadito che il Consiglio uscente deve occuparsi dell’ordinaria amministrazione e, in particolare, delle incombenze urgenti conseguenti alla violentissima grandinata del 21 luglio. La stessa ricostruzione contenuta negli atti relativi alla vicenda richiama questo perimetro indicato dai soci. Quattro giorni dopo accade, però, qualcosa di completamente diverso.

11 agosto: nasce il “concorso di Ferragosto”
Il CdA decide a maggioranza di pubblicare la selezione per l’assunzione a tempo indeterminato di un “Coordinatore progetti di sviluppo e innovazione CAAM e gestione operativa dell’Ente”, con funzioni anche di RUP/assistente RUP. Il termine per partecipare viene fissato in appena 15 giorni, richiamando ragioni di urgenza. Il 12 agosto si rende già necessaria un’errata corrige che modifica il regime orario da tempo pieno a part-time. Ed è proprio in quella seduta che Giacomini dice no. Giacomini aveva già indicato il problema: “Prima verifichiamo le risorse interne”. Il dissenso del vicepresidente non fu un generico voto contrario. Giacomini contestò l’assenza di una documentazione completa su fabbisogno, convenienza, costo dell’assunzione e impatto sugli esercizi futuri. Disse che le motivazioni addotte “non sono né urgenti né indifferibili”, che la decisione avrebbe dovuto essere lasciata al futuro CdA e che al Consiglio uscente spettavano soltanto le questioni di ordinaria amministrazione. Ma soprattutto mise sul tavolo una possibilità molto concreta: verificare se le funzioni di RUP potessero essere affidate ad altri dipendenti del CAAM.

E contestò che quella verifica non fosse stata effettuata. Questo passaggio oggi pesa ancora di più. Perché, secondo quanto ricostruito da PicenoNews24, i dipendenti dott. Emilio Santarelli e dott. Gianfranco Calvaresi avevano già manifestato in più occasioni la propria disponibilità ad assumere la funzione, circostanza che trova riscontro proprio nel fatto che Giacomini, opponendosi al concorso, richiamava espressamente l’esistenza di professionalità interne da verificare. La loro disponibilità non nasce dunque dopo la polemica. Era già una strada possibile.

Poi arrivano i soci privati
Il bando scatena immediatamente contestazioni. Fondazione Fabbrica Cultura ETS, insieme ad altri soci privati, pone il problema dell’opportunità di aumentare strutturalmente il costo del personale da parte di un CdA ormai al termine del mandato. Un tema tutt’altro che secondario se si considera che il bilancio 2025 del CAAM chiude con un utile di appena 1.490 euro. Le perplessità, però, non restano dentro la società. Canducci e AVS portano il caso fuori dal CAAM. Il consigliere comunale Paolo Canducci, insieme ad AVS-PSI, interviene pubblicamente sulla situazione del Centro, contestando i conti, il peso del debito IMU, le scelte sugli ammortamenti, la governance e proprio l’opportunità di procedere con un concorso e con la questione del RUP mentre il CdA è in fase di rinnovo. La vicenda diventa quindi politica. Ma il CdA continua ad andare avanti.

Il 25 agosto interviene anche la CGIL
Poi arriva una presa di posizione difficilmente liquidabile come polemica politica. La FILCAMS-CGIL di Ascoli Piceno, il 25 agosto, invia una PEC al CdA, ai soci e al presidente del Collegio sindacale. Il sindacato definisce anomala una procedura per una figura di coordinamento a tempo indeterminato avviata in prossimità del rinnovo del CdA e sottolinea che una simile assunzione produce un incremento strutturale dei costi del personale destinato a gravare sui bilanci futuri.
Ma c’è soprattutto un passaggio che oggi sembra quasi anticipare ciò che sarebbe emerso dopo. La CGIL chiede se, prima di bandire l’assunzione, siano state vagliate “soluzioni interne o temporanee” per garantire la continuità dei servizi. E chiede formalmente l’immediata sospensione in autotutela della procedura. Ancora una volta: fermatevi, verificate prima ciò che avete già in casa. Il concorso, però, continua.

Piergallini porta il caso in Regione
A quel punto interviene anche il vicepresidente del Consiglio regionale Enrico Piergallini. La sua interrogazione chiede alla Regione di verificare la reale necessità della nuova posizione, la sostenibilità del costo, i documenti di programmazione del personale, il business plan, la situazione debitoria e le ragioni dell’urgenza. Piergallini richiama anche i rilievi della Corte dei conti e pone una domanda sostanzialmente identica: perché inserire stabilmente un nuovo Quadro mentre viene chiesto al CAAM di prestare particolare attenzione alla sostenibilità e al contenimento dei costi? Eppure si procede ancora.

Il CdA acquisisce il parere Lucchetti
Nel frattempo viene chiesto un parere all’avvocato Alberto Lucchetti. Un documento certamente autorevole, ma che va letto per ciò che è. Già nell’oggetto viene qualificato come contenente “prime indicazioni”, con una “riserva di approfondimento in relazione all’eventuale fattispecie concreta rilevante”. La sua analisi è principalmente rivolta alla disciplina del reclutamento nelle società pubbliche e ai principi dell’articolo 19 del Testo unico sulle partecipate. Il parere viene utilizzato nel confronto per sostenere la percorribilità della selezione. Ma non pone fine alle contestazioni. E soprattutto non modifica ciò che continua a mancare: la prova che una nuova assunzione a tempo indeterminato costituisse l’unica soluzione concretamente disponibile.

Cinque candidati e la Commissione si insedia
Si arriva così al 1° settembre. Sono cinque, secondo quanto appreso dalla redazione, le candidature pervenute. La Commissione composta dall’avv. Antonio Marrazzo, dal dott. Paolo Merci e dall’avv. Elena Piunti si insedia e comincia ad operare.

Mozzoni dice basta
È il nuovo sindaco di San Benedetto Nicola Mozzoni, rappresentante del Comune, socio di maggioranza relativa del CAAM, a intervenire formalmente. Il documento del 1° settembre è breve ma chiarissimo. Mozzoni richiama l’imminente rinnovo dell’organo amministrativo e le “criticità riscontrate” nella selezione dell’11 agosto e invita il CdA a valutare “l’opportunità di sospendere o ritirare la procedura in essere”, rimettendo ogni ulteriore decisione al nuovo Consiglio.
Solo allora il CdA viene convocato d’urgenza. E il concorso viene sospeso. La Commissione era già insediata. Il giorno successivo arriva un altro documento. Emilio Santarelli e Gianfranco Calvaresi, dipendenti del CAAM, scrivono formalmente al CdA in prorogatio, al futuro CdA, a tutti i soci e al Collegio sindacale. Entrambi manifestano la propria piena disponibilità a ricoprire la funzione di RUP, naturalmente subordinando l’eventuale incarico alla verifica dei requisiti previsti dalla normativa e dagli atti progettuali. Chiedono inoltre che, individuata la nuova soluzione, vengano effettuate tutte le comunicazioni necessarie nei confronti di Invitalia e del Ministero competente. Per PicenoNews24 questo documento non rappresenta l’inizio della disponibilità dei due dipendenti. Rappresenta la sua formalizzazione definitiva. E conferma che l’alternativa interna sulla quale Giacomini aveva chiesto di svolgere una verifica era concreta.

Poi arriva la mail della consulente del lavoro
Il 4 settembre la vicenda assume un profilo ancora più delicato. La consulente del lavoro del CAAM, Susanna Mariotti, scrive a Francesca Perotti, Paolo Vulpiani, Corrado Di Silverio, Gianfranco Calvaresi e Roberto Giacomini. Riferisce che la prosecuzione di fatto del rapporto di lavoro subordinato per ulteriori 50 giorni, prospettata per Di Silverio, non sarebbe applicabile, poiché il lavoratore aveva già raggiunto i 24 mesi. Aggiunge di essersi confrontata con una funzionaria dell’Ispettorato del Lavoro di Ascoli Piceno e segnala un rischio elevato per il CAAM qualora il lavoratore avesse continuato ad accedere in azienda, perché in un’eventuale vertenza avrebbe potuto rivendicare il riconoscimento di un rapporto a tempo indeterminato. E c’è un passaggio ancora più significativo. La consulente scrive che aveva già chiesto istruzioni il 30 luglio, senza ricevere risposta, e afferma che il contratto di Di Silverio era cessato il 17 luglio, con liquidazione delle competenze dovute. Nella comunicazione precedente distingueva inoltre espressamente la proroga della funzione di RUP dalla prosecuzione del contratto di lavoro subordinato. Naturalmente si tratta della valutazione professionale della consulente e del suo resoconto del confronto con l’Ispettorato, non di un provvedimento formale dell’Ispettorato stesso. Ma è un elemento che oggi deve essere spiegato.

E c’è anche l’articolo 15 del Codice degli appalti
Esiste poi un ulteriore profilo giuridico che merita un chiarimento definitivo. L’articolo 15 del D.Lgs. 36/2023 stabilisce come regola generale che il RUP venga nominato tra i dipendenti, anche a tempo determinato, della stazione appaltante o dell’ente concedente, in possesso dei requisiti necessari. La stessa disposizione, tuttavia, precisa che le stazioni appaltanti che non sono pubbliche amministrazioni o enti pubblici individuano i soggetti cui affidare i compiti di RUP secondo i propri ordinamenti. Per una S.p.A. a controllo pubblico come il CAAM, quindi, non sarebbe prudente sostenere senza un approfondimento specifico che la cessazione del rapporto di lavoro di Di Silverio abbia prodotto automaticamente anche l’impossibilità giuridica di mantenere qualsiasi funzione di RUP. Ma proprio questa particolarità rende ancora più necessaria una domanda: quale verifica giuridica e organizzativa venne effettuata dal CAAM, dopo il 17 luglio, prima di scegliere la strada del concorso? Perché, se all’interno della società esistevano dipendenti dotati dei requisiti necessari e disponibili ad assumere l’incarico, la soluzione più lineare avrebbe potuto essere semplicemente verificarne l’idoneità, procedere alla nuova designazione e compiere le comunicazioni previste verso Ministero e Invitalia. Non serviva necessariamente creare un nuovo posto fisso.

La domanda finale: perché arrivare fino a questo punto?
È questo, ormai, il cuore della vicenda. Non si discute sulla necessità che il progetto PNRR avesse un RUP. La continuità della funzione andava garantita. Si discute sul modo scelto per garantirla. Il vicepresidente del CdA aveva detto che non c’era urgenza di assumere e aveva indicato la soluzione interna. I dipendenti erano disponibili ad essere valutati. La CGIL aveva chiesto di verificare proprio le alternative interne. I soci privati avevano chiesto prudenza. AVS aveva sollevato il caso. Piergallini aveva interessato la Regione. Il Comune ha dovuto infine intervenire con una PEC formale perché il concorso venisse fermato. E, nel frattempo, la consulente del lavoro oggi ci dice che il contratto subordinato del precedente RUP era cessato il 17 luglio. Perché, dunque, si è voluto arrivare fino alla Commissione esaminatrice? Vulpiani e Perotti votarono sì. Giacomini votò no. PicenoNews24 non attribuisce responsabilità penali, civili o contabili: stabilirle spetta esclusivamente agli organi competenti. Ma esiste una responsabilità gestionale e societaria delle decisioni, ed è perfettamente legittimo chiedere ai soci di valutarla.

Su un punto gli atti sono chiari: Paolo Vulpiani e Francesca Perotti sostennero la procedura. Roberto Giacomini si oppose e motivò il proprio dissenso. Una differenza che, in vista del rinnovo del CdA, non può essere cancellata mettendo tutti sullo stesso piano. Per questo PicenoNews24 ritiene che i soci pubblici, prima di qualsiasi eventuale riconferma, debbano pretendere una ricostruzione completa della vicenda e valutare se interessare Collegio sindacale, organismi di controllo e ogni altra istituzione competente affinché venga verificato se le decisioni assunte abbiano prodotto o esposto il CAAM a costi, rischi o altri pregiudizi evitabili. E a quel punto la domanda ai soci diventa inevitabile: si può davvero riconfermare chi ha insistito su questa strada, quando dentro lo stesso CdA era stata indicata per tempo un’alternativa che oggi appare almeno meritevole di essere verificata? Il nuovo Consiglio dovrà occuparsi del futuro del CAAM. Ma prima di scegliere chi dovrà farne parte, i soci hanno il dovere di guardare fino in fondo a ciò che è appena accaduto.


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