Caro carburanti, Balloni (Cna): «Situazione quasi insostenibile, autotrasportatori pronti a fermarsi»

Il nuovo aumento dei carburanti rischia di trasformarsi in una vera emergenza per imprese e famiglie, con conseguenze particolarmente pesanti per il settore dell’autotrasporto. A lanciare l’allarme è Francesco Balloni, direttore della Cna di Ascoli Piceno, che sottolinea come gli strumenti di sostegno attualmente disponibili non siano più sufficienti a compensare l’incremento dei costi.

«Per le imprese di trasporto merci e persone per conto terzi – spiega Balloni – c’è il credito d’imposta, con la possibilità di recuperare una quota della maggiore spesa sostenuta per l’acquisto del gasolio. Ma, di fronte ai rialzi ai quali stiamo assistendo, si tratta ormai di una goccia nel mare. Era una misura importante quando venne introdotta, oggi rischia di essere del tutto insufficiente rispetto alla dimensione del problema».

«Ci sono autotrasportatori che stanno seriamente valutando di fermarsi. E questo è un segnale che non può essere sottovalutato. Già nei mesi scorsi era stato ipotizzato un fermo della categoria, poi rientrato anche grazie all’introduzione del credito d’imposta. Le imprese avevano compreso le difficoltà nel reperire risorse e avevano considerato quella misura come un sostegno comunque utile. Ora, però, i nuovi aumenti stanno erodendo ulteriormente margini che erano già molto ridotti».

Il problema non riguarda soltanto l’autotrasporto. L’aumento dei carburanti si aggiunge infatti ai rincari dell’energia e delle materie prime, comprimendo la redditività delle aziende e riducendo allo stesso tempo il potere d’acquisto delle famiglie.

«Stiamo vivendo una fase nella quale ogni nuovo aumento si somma ai precedenti – prosegue Balloni –. Per le imprese significa vedere diminuire la marginalità, mentre per le famiglie significa dover rinunciare progressivamente a una parte dei consumi. Quando il costo della spesa quotidiana cresce in maniera così significativa da un anno all’altro, inevitabilmente si modificano le abitudini: se prima si facevano tre uscite, oggi se ne fanno due; se prima si destinava una certa cifra agli acquisti, oggi quella disponibilità si riduce».

Una situazione che gli uffici della Cna, impegnati in queste settimane anche sul fronte delle dichiarazioni fiscali, stanno riscontrando direttamente nel rapporto quotidiano con cittadini e imprese.

«Dai dati e dalle situazioni che vediamo emerge chiaramente una contrazione della capacità di spesa. Questo fenomeno parte dalla persona e dalla famiglia, ma inevitabilmente si trasferisce anche sul sistema economico. Ed è proprio questo l’aspetto che ci preoccupa maggiormente».

Per Balloni il rischio è infatti quello di innescare una spirale negativa: meno consumi, meno investimenti e, di conseguenza, minori prospettive di crescita.

«Quando aumenta l’incertezza, le imprese diventano più prudenti. Si rinviano gli investimenti, si riducono le spese e si tende a conservare liquidità per affrontare eventuali nuovi rincari. Ma limitare gli investimenti significa limitare lo sviluppo e compromettere il futuro. È questo il motivo per cui il caro carburanti non può più essere considerato soltanto un problema settoriale: sta diventando a tutti gli effetti un’emergenza economica».

Un’idea potrebbe essere quella dei buoni carburante, soprattutto per alleggerire il peso sulle famiglie e sui lavoratori?

«Potrebbero rappresentare una misura utile, certamente non risolutiva ma almeno in grado di tamponare la situazione. Parallelamente, però, serve un intervento più strutturale, perché non possiamo continuare ad assistere a oscillazioni e aumenti che finiscono per scaricarsi completamente su cittadini e imprese».

Anche per chi utilizza quotidianamente l’automobile il peso dei rincari è diventato sempre più evidente. «Oggi muoversi in auto rischia di diventare quasi un lusso. Il traffico magari non diminuisce in maniera evidente perché l’automobile resta, soprattutto nei nostri territori, il principale mezzo di trasporto. Ma le persone iniziano a organizzarsi diversamente: ottimizzano gli spostamenti, riducono i viaggi, cercano di concentrare gli impegni. È un cambiamento che avrà inevitabilmente conseguenze sui consumi».

E tra i settori che potrebbero risentirne c’è anche il turismo, particolarmente importante per le aree interne.

«Se spostarsi costa sempre di più – conclude Balloni – il rischio è che si riduca anche la propensione a viaggiare e a frequentare i territori. Per questo dobbiamo ragionare seriamente anche su forme di mobilità alternativa e su una strategia capace di accompagnare lo sviluppo turistico. Non possiamo immaginare di promuovere i nostri territori senza affrontare contemporaneamente il problema dei costi necessari per raggiungerli. Servono risposte immediate all’emergenza, ma anche una programmazione capace di guardare più avanti».


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