Riapre Palazzo Saladini Pilastri, Fioravanti: “Questa è la più grande opera nella storia del Comune di Ascoli “

 

Domani, alla presenza del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, riapre Palazzo Saladini Pilastri in Corso Mazzini. L’intervento ha riguardato il recupero e la rigenerazione del palazzo storico, con la rifunzionalizzazione dello stesso e l’attivazione di un partenariato speciale pubblico-privato per l’attivazione di numerose funzioni a vocazione sociale  e di servizi come il centro direzionale del terzo settore e il polo sanitario solidale.Durante la cerimonia, il giardino storico del complesso verrà intitolato a Papa Niccolò IV.

«Con il recupero di Palazzo Saladini Pilastri restituiamo agli ascolani un luogo straordinario, che molti non avevano mai potuto visitare perché privato. Un luogo dove incontrarsi, leggere un libro, ascoltare musica o semplicemente rigenerarsi nel silenzio di un giardino monumentale, nel cuore del centro storico. Abbiamo scelto di presentarlo alla città prima di completare gli arredi proprio per mostrare il valore del restauro: gli affreschi recuperati, gli ambienti storici, la fontana, l’edicola e la Coffee House – dichiara il sindaco Marco Fioravanti – Con un investimento di 39 milioni di euro, questa è la più grande opera nella storia del Comune di Ascoli Piceno. Conservare la memoria di questo palazzo significa anche costruire nuove opportunità per la città, attraverso un polo sociale e turistico che unirà bellezza, accoglienza e inclusione. L’hotel etico e il ristorante etico, nei quali saranno coinvolti ragazzi con disabilità, offriranno ai visitatori un’esperienza speciale, capace di valorizzare le capacità delle persone e il significato profondo dell’incontro. Il cantiere ha coinvolto oltre 200 lavoratori e il 90 per cento delle imprese subappaltatrici è del territorio. È stato un motore economico per le nostre aziende, i professionisti e i fornitori, ma anche un luogo di integrazione tra persone di nazionalità diverse, unite dalla passione per questo patrimonio. Molti di loro hanno costruito un legame autentico con Ascoli e con il palazzo. La presenza di Giorgia Meloni rappresenta un motivo di orgoglio per la città e conferma il suo legame con Ascoli, con le Marche e con le aree interne, insieme all’attenzione per il modello sociale che stiamo realizzando. Abbiamo dimostrato di saper trasformare le risorse del PNRR in opere concrete, rispettando i tempi. Nel quadro complessivo del programma realizziamo anche 138 alloggi da concedere in affitto a canone contenuto a chi porterà la propria residenza ad Ascoli: una risposta concreta al bisogno abitativo e una leva per riportare persone e famiglie in città. Questo risultato nasce da un grande lavoro di squadra. Ringrazio il dirigente Galanti, l’ufficio tecnico, tutti i dipendenti comunali, l’assessore Cardinelli, i progettisti, le imprese e le maestranze. L’incontro tra l’esperienza del personale e l’energia dei giovani entrati nella struttura comunale ci ha consentito di affrontare una sfida di questa portata. È un traguardo che appartiene a tutta Ascoli e a quanti hanno creduto in una visione condivisa del suo futuro».

All’interno del palazzo c’è anche la chiesa di S.Egidio. Il professor Stefano Papetti spiega che “Il restauro di Palazzo Saladini Pilastri restituisce alla città un complesso che racchiude secoli di storia. Prima di diventare una residenza della famiglia Saladini, questo luogo era un monastero di suore benedettine, al quale era annessa la chiesa di Sant’Egidio. L’intervento, realizzato con grande cura grazie al lavoro dei professionisti e delle maestranze coinvolte, ha consentito di recuperare e rendere leggibili le diverse fasi della sua trasformazione.La chiesa, di origine romanica, conserva tracce di affreschi duecenteschi ed è stata trasformata nel Seicento in uno spazio integralmente barocco. Insieme alla chiesa del Carmine, rappresenta una testimonianza particolare di questo linguaggio artistico ad Ascoli, dove gli elementi barocchi si inseriscono generalmente in edifici più antichi. Il soffitto è decorato con tele inserite in cornici di legno dorato, raffiguranti santi e monache benedettine, realizzate da Ludovico Trasi, tra i più importanti pittori ascolani del Seicento, formatosi a Roma con Carlo Maratti. Le tele sopravvissute al crollo del tetto degli anni Novanta sono state smontate, restaurate e ricollocate. Le lacune testimoniano invece le perdite subite dall’edificio – dice Papetti –  L’altare maggiore settecentesco presenta una decorazione scultorea caratterizzata dai panneggi mossi della cultura barocca. Al centro è stato collocato un dipinto raffigurante il Riposo durante la fuga in Egitto, proveniente dai depositi comunali e sottoposto nei giorni scorsi a un intervento di restauro. Non si tratta della pala originaria della chiesa, che non era più presente, ma di un’opera di un pittore emiliano del Seicento, nella quale si riconoscono richiami alla pittura di Parmigianino e Correggio. I saggi effettuati sulle pareti hanno inoltre rivelato, sotto le decorazioni a finto marmo più recenti, tracce di affreschi cinquecenteschi. Questo recupero ci permette dunque di leggere una storia che dal Duecento attraversa il Rinascimento e il Barocco, fino al Settecento. Con le soppressioni degli istituti religiosi in epoca napoleonica, il convento venne poi acquistato dalla famiglia Saladini e trasformato in residenza. Oggi possiamo tornare a conoscere e condividere questo patrimonio, comprendendo il valore delle testimonianze che custodisce», dichiara Papetti.

 


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