Esercito, guerra in Ucraina e rischio nucleare: l’analisi del generale Cesare Dorliguzzo
Dalle condizioni dell’Esercito Italiano agli equilibri militari internazionali, fino alla NATO, all’Unione Europea e al rischio nucleare. Il generale Cesare Dorliguzzo traccia un quadro critico dell’attuale scenario, soffermandosi sulla capacità dell’Italia e dell’Europa di affrontare un eventuale conflitto prolungato.
Il primo elemento riguarda il ridimensionamento delle forze armate dopo la Guerra Fredda. Dorliguzzo ricorda: “Dopo la caduta del Muro di Berlino, dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica, tutti gli eserciti europei si sono assottigliati”. L’Italia, passata da circa 270 mila uomini a un modello professionale che conta, secondo i numeri indicati dal generale, circa 95 mila effettivi, deve fare i conti anche con l’età del personale. Dorliguzzo sottolinea: “L’efficienza operativa di un giovane militare, un fante, un combattente, va dai 20 ai 35 anni”.
Il problema si lega direttamente alle riserve. Per Dorliguzzo la sospensione della leva ha ridotto la possibilità di disporre rapidamente di uomini in caso di mobilitazione: “I riservisti sono importanti in un esercito, perché se tu entri in guerra, tu devi avere prime schiere, seconde schiere e riserva”. Da qui anche la sua critica al riarmo: “Ma se non ci sono uomini, a cosa servono queste armi?”.
Le critiche si estendono all’Unione Europea e all’ipotesi di una forza militare comune. Per Dorliguzzo manca innanzitutto una struttura unitaria: “Se tu non hai un ministro della Difesa, non hai uno Stato Maggiore, un comandante, non si farà mai l’esercito europeo, perché prima bisogna fare la struttura e dopodiché bisogna mettere le pedine”.
Sul piano internazionale, il generale ritiene inoltre che la Russia non possa essere considerata isolatamente, richiamando l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) e l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), oltre alle capacità nucleari e ai nuovi sistemi d’arma sviluppati da Mosca.
Dorliguzzo concentra quindi l’attenzione sull’Europa orientale e sul rischio dell’apertura di nuovi fronti. Indica Moldavia, Georgia e Armenia come aree particolarmente delicate e critica l’azione dei leader occidentali: “I vari premier, i vari presidenti delle Repubbliche vanno proprio a sfrugugliare in questi posti e stanno provocando questi Stati”. Nella sua analisi, questo attivismo rischierebbe di aumentare le tensioni con la Russia e di creare le condizioni per ulteriori conflitti.
La critica coinvolge anche la politica seguita dall’Unione Europea nei confronti di Mosca. Dorliguzzo contesta le sanzioni e il progressivo distacco dalle forniture energetiche russe a basso costo, sostenendo che le conseguenze si siano riversate sulla stessa economia europea. Richiama in particolare la Germania e le difficoltà incontrate dal suo sistema industriale dopo la riduzione dell’approvvigionamento energetico russo, estendendo il ragionamento anche ad altri Paesi europei.
Infine, Dorliguzzo considera l’Europa il territorio maggiormente esposto nell’eventualità di un allargamento dello scontro: “Se scoppiasse una guerra nucleare globale, gli europei sarebbero i soggetti a soffrire di più”. Da questa analisi deriva la sua posizione: uscita dei Paesi europei dalla NATO, neutralità e ritorno alla diplomazia, una strada che, secondo il generale, incontra però la mancanza di volontà politica e gli interessi economici legati al settore degli armamenti.
Redazione




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