Il Vescovo Palmieri di nuovo nell’occhio del ciclone. Ugl Marche: “Dio, patria e famiglia non appartengono ad una parte politica, ma alla alla coscienza del popolo italiano”

 

Il Vescovo di Ascoli finisce di nuovo nell’occhio del ciclone. Ad intervenire sul comportamento poco religioso e tanto politico di Palmieri è stata l’Ugl Marche con una nota firmata dal segretario Carlo Narcisi. Le parole pronunciate dal Vescovo Gianpiero Palmieri in occasione della manifestazione della “Pastasciutta Antifascista” ci hanno lasciato sinceramente amareggiati. Lo diciamo con il rispetto dovuto al suo ruolo pastorale e al valore che la Chiesa continua ad avere per milioni di credenti e di cittadini. Non interveniamo per alimentare una polemica, ma perché quando un Vescovo prende posizione su temi che riguardano la memoria storica, la coscienza civile e il dibattito pubblico, riteniamo legittimo offrire, con rispetto, il punto di vista di chi ogni giorno rappresenta lavoratori, pensionati, giovani e famiglie. Abbiamo letto con attenzione il lungo intervento nel quale sono stati richiamati Pio XI, Paolo VI, Giorgio La Pira, Tina Anselmi e Aldo Moro, insieme a sacerdoti, religiosi e cittadini che pagarono personalmente la propria opposizione alla dittatura. Sono figure importanti della storia italiana e del mondo cattolico, alle quali va il nostro rispetto. Proprio per questo, però, ci saremmo aspettati un messaggio capace di custodire quella memoria senza lasciare spazio alla percezione che la Chiesa possa essere coinvolta nel confronto politico contemporaneo. Un Vescovo è il Pastore di tutti: di chi vota a destra, di chi vota a sinistra, di chi non si riconosce in alcun partito e di chi, pur essendosi allontanato dalla pratica religiosa, continua a guardare alla Chiesa come a un luogo di ascolto, conforto e speranza.

La Chiesa deve continuare ad essere la casa di tutti. Dell’operaio che si alza prima dell’alba, dell’artigiano che lotta ogni giorno per tenere aperta la propria attività, del piccolo imprenditore che si preoccupa di pagare puntualmente i propri dipendenti, del pensionato che vede diminuire il proprio potere d’acquisto, dei giovani costretti a lasciare le Marche e delle famiglie che affrontano sacrifici sempre più pesanti. È questa la realtà che noi, come organizzazione sindacale, incontriamo quotidianamente nelle aziende e nelle nostre sedi. Persone che non ci chiedono di riaprire le contrapposizioni del passato, ma di difendere il lavoro, il salario, la sicurezza, la dignità della persona e il futuro dei propri figli. Per questo ci hanno colpito le considerazioni espresse in relazione ai valori di Dio, Patria e Famiglia, che abbiamo percepito come una lettura fortemente critica del loro significato culturale e civile. Per noi, e per milioni di italiani, quelle parole non rappresentano uno slogan politico e non possono essere ridotte all’eredità di una stagione storica.

Dio significa fede, speranza, solidarietà e responsabilità verso il prossimo. Patria significa amore per la propria terra, rispetto della Costituzione, delle istituzioni, delle Forze dell’Ordine, della propria comunità e di tutti coloro che ogni giorno servono il Paese con dedizione e sacrificio. Famiglia significa responsabilità, educazione, solidarietà e futuro. È il luogo dove si imparano il rispetto, il senso del dovere e il valore del lavoro. È anche la ragione per la quale milioni di persone ogni mattina escono di casa affrontando sacrifici spesso silenziosi. Sono valori che non dividono gli italiani. Li ritroviamo nelle case di chi frequenta la Chiesa e di chi non la frequenta, nelle famiglie degli operai, degli artigiani, degli imprenditori, dei volontari e di chi ogni giorno contribuisce, con il proprio lavoro, alla crescita del nostro Paese. Non appartengono ad una parte politica: appartengono alla coscienza civile, alla cultura e alla storia della nostra Nazione. C’è poi un’altra riflessione che, come organizzazione sindacale, sentiamo il dovere di condividere.

Proprio in questi mesi la UGL Marche sta seguendo una delicata vertenza riguardante una lavoratrice operante nell’ambito ecclesiale. Una lavoratrice che non ha chiesto privilegi, ma soltanto il rispetto dei propri diritti, della propria dignità professionale e delle tutele previste dalla legge e dal contratto. Richiamiamo questa vicenda non per alimentare contrapposizioni né per attribuire responsabilità personali, ma perché crediamo che la Dottrina Sociale della Chiesa trovi la sua massima forza quando diventa tutela concreta del lavoro, ascolto delle persone, dialogo e difesa della dignità umana. È nelle situazioni quotidiane che quei principi dimostrano tutta la loro autorevolezza. È lì che la solidarietà, la giustizia sociale e l’attenzione verso gli ultimi smettono di essere parole e diventano fatti.

La coerenza è un valore che riguarda tutti: istituzioni, politica, sindacati e realtà religiose. Nessuno escluso. La UGL Marche continuerà a difendere la democrazia e a respingere ogni forma di violenza, discriminazione e totalitarismo. Continuerà, con la stessa convinzione, a difendere anche il diritto di milioni di persone a riconoscersi nei valori di Dio, Patria e Famiglia senza che questo possa essere automaticamente interpretato come appartenenza ad una determinata ideologia. Oggi abbiamo bisogno di meno etichette e di più ascolto. Di meno contrapposizioni e di maggiore coesione sociale. Abbiamo bisogno di una Chiesa che, custodendo la memoria della storia, sappia parlare con la stessa forza anche alle ferite del presente: al lavoro povero, alle famiglie in difficoltà, ai giovani costretti ad emigrare, a chi perde il lavoro, a chi aspetta giustizia e a chi chiede semplicemente di essere ascoltato.

La memoria della storia è un patrimonio prezioso e nessuno dovrebbe utilizzarla per alimentare nuove divisioni. La credibilità delle istituzioni, civili e religiose, si misura anche nella capacità di dare risposte alle sofferenze di oggi. Per questo la UGL Marche continuerà a stare accanto ai lavoratori, alle famiglie e a chi vede messa in discussione la propria dignità, chiedendo sempre, con rispetto ma con altrettanta fermezza, coerenza tra i valori proclamati e quelli concretamente vissuti.


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