Ast Ascoli: nel 2025 sottoscritti 19 accordi con la parte sindacale
La Cgil: “Nel Piceno vola la cassa integrazione nel primo trimestre 2026: +491% Situazione gravissima, le Istituzioni convochino subito le parti sociali”
“Leggiamo in queste ore le elaborazioni dei dati della Cassa Integrazione dell’IRES Marche in riferimento ai dati INPS del 1 trimestre 2026. Le ore richieste ed autorizzate hanno subito nel Piceno un’impennata enorme, con un aumento del 491%. Siamo passati dalle 240 mila ore del primo trimestre dello scorso anno, ad un milione e 420 mila ore nell’anno in corso, aumento che ha riguardato, in particolare, il settore metalmeccanico” “Siamo profondamente preoccupati” – commenta Daniele Lanni, Segretario Generale della Cgil Ascoli – “Il dato è davvero sconcertante, parliamo di un aumento di quasi 1 milione e 200 mila ore di cassa integrazione nella Provincia di Ascoli, in un solo trimestre. Conti alla mano, parliamo di un incremento di oltre 2 mila lavoratrici e lavoratori che sono in cassa integrazione rispetto all’anno passato. Chiediamo alle Istituzioni di convocare subito le parti sociali per avviare una riflessione profonda. Di fronte a dati del genere non è pensabile rimane fermi. Dietro questi numeri ci sono lavoratori e famiglie”.
Prosegue Lanni: “L’aumento delle ore è ascrivibile principalmente all’industria metalmeccanica, un settore già in forte difficoltà, che sconterà le conseguenze del complicato contesto internazionale. Si pensi agli effetti che produrranno il caro energia e il caro carburante che stanno già determinando enormi criticità anche in tutti gli altri settori, come denunciamo da settimane. Noi abbiamo già avanzato alcune proposte per alleviare la situazione, ma l’urgenza è altissima.”
“La situazione è davvero grave. Senza un cambio di rotta rispetto alle politiche industriali da parte del governo Meloni e della giunta regionale sarà davvero difficile, per le imprese del territorio, riuscire a risalire la china. E anche punto di vista territoriale non possiamo più attendere per aprire una discussione tra le Istituzioni e le parti sociali perché, senza coese politiche territoriali di sviluppo e in assenza di un coordinamento forte delle Istituzioni, la situazione rischia di diventare ancora più drammatica.”
Redazione




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