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San Benedetto, Centro Agroalimentare delle Marche Caam: i numeri smentiscono il Piano 2023-2025. E ora i soci devono decidere se premiare ancora questa gestione
Nel 2023 il Centro Agroalimentare prometteva crescita, redditività e nuovi ricavi. Tre anni dopo restano un utile di appena 1.490 euro, obiettivi largamente mancati e un investimento PNRR da quasi 8 milioni ancora senza un vero piano industriale di valorizzazione. Il 10 settembre non si rinnoverà soltanto un CdA: si dovranno giudicare i risultati. Le gestioni societarie possono essere raccontate in tanti modi. Poi, però, arrivano i numeri. E i numeri hanno un pregio: sono molto meno disponibili delle parole a lasciarsi interpretare. PicenoNews24 ha messo uno accanto all’altro il Piano Industriale CAAM 2023-2025, i bilanci approvati e quanto emerso nell’assemblea del 17 luglio 2026. Il risultato pone una domanda che, alla vigilia del rinnovo del Consiglio di amministrazione, tutti i soci dovrebbero farsi: che cosa è rimasto degli obiettivi che lo stesso CAAM aveva promesso di raggiungere entro il 2025? La risposta non è confortante. Nel Piano quasi mezzo milione di utile. Nel bilancio: 1.490 euro. Il documento programmatico del 2023 non conteneva semplici dichiarazioni d’intenti. Metteva nero su bianco obiettivi precisi. Per il 2025 prevedeva 1,135 milioni di ricavi, 5,126 milioni di valore della produzione, 834 mila euro di MOL, 575 mila euro di risultato operativo e 493 mila euro di utile netto. Il bilancio realmente approvato racconta invece un’altra storia: 899.728 euro di ricavi, 924.840 euro di valore della produzione, 71.873 euro di risultato operativo e appena 1.490 euro di utile. L’utile realizzato rappresenta circa lo 0,3% di quello programmato. E i ricavi 2025 risultano persino inferiori ai 976 mila euro registrati nel 2022, cioè prima dell’avvio del Piano. Non è quindi questione di aver mancato una previsione di qualche punto percentuale. È mancato il salto industriale che il Piano prometteva.
E poi c’è il PNRR: quasi 8 milioni, ma quale futuro?
Il Piano 2023-2025 legava parte importante del rilancio proprio agli investimenti PNRR e parlava esplicitamente di “aumento degli introiti anche nei nuovi settori, quali ad esempio la logistica”, immaginando un Centro capace di diventare polo logistico specializzato, sviluppare nuovi servizi, e-commerce e rapporti con mercati nazionali e internazionali. Ed è proprio qui che nasce uno dei maggiori interrogativi. Il progetto PNRR vale circa 7,82 milioni di euro e comprende il revamping del comparto ittico, grandi coperture fotovoltaiche, un impianto da circa 1,35 MW, efficientamento energetico e digitalizzazione. Nell’assemblea del 17 luglio, il socio Fondazione Fabbrica Cultura ETS pose una domanda elementare: una volta realizzato un investimento di questa portata, dov’è il piano per trasformarlo in valore economico per la società? La Fondazione votò contro il bilancio e chiese un vero piano di valorizzazione, indicando possibili utilizzi dell’energia, degli spazi coperti e delle nuove infrastrutture. La risposta del CdA e quella contraddizione che resta. Durante la stessa assemblea, il presidente Paolo Vulpiani e l’amministratore delegato Francesca Perotti richiamarono il meccanismo del funding gap, spiegando che nel modello alla base del contributo erano stati indicati “ricavi incrementali pari a zero per l’intera vita economica ventennale dell’investimento” e che la previsione di ricavi aggiuntivi avrebbe potuto ridurre il contributo concedibile. Una spiegazione tecnica. Ma che lascia aperta una domanda molto concreta: se nel 2023 il Piano Industriale prevedeva nuovi introiti grazie agli investimenti e nel modello PNRR si indicano ricavi incrementali pari a zero, come si conciliano le due cose?
E soprattutto: una volta terminato l’investimento, quale strategia imprenditoriale si intende adottare per utilizzare quei nuovi asset? Perché risparmiare energia è certamente utile. Aumentare l’efficienza degli immobili è positivo. . Ma forse si erano anche scordati che già il CAAM aveva realizzato negli anni precedenti n. 2 impianti fotovoltaici per una potenza di produzione totale pari a circa 650 Kwp? Capace di per se di produrre quasi il 100% dell’energia giornaliere consumata? Ma un’impresa deve anche avere una prospettiva: nuovi servizi, nuovi clienti, nuovi ricavi e una strategia per mettere a valore ciò che possiede. È proprio questo nuovo Piano Industriale che non risulta essere stato presentato ai soci in occasione dell’approvazione del bilancio 2025. Il paradosso: il piano di valorizzazione arriva da un socio dello 0,18%. Dopo l’assemblea, la Fondazione Fabbrica Cultura ha addirittura predisposto autonomamente un proprio business plan decennale e lo ha trasmesso ai soci, via posta certificata. PicenoNews24 non sostiene che quelle proposte siano tutte automaticamente realizzabili né che siano già state verificate rispetto a ogni vincolo PNRR. La domanda è però inevitabile: se un socio che rappresenta lo 0,18% del capitale riesce almeno a mettere sul tavolo idee, numeri e ipotesi di sviluppo, perché il CdA non ha presentato ai soci un proprio piano per il futuro di un investimento pubblico da quasi otto milioni di euro?
E poi resta il macigno IMU A questo quadro si aggiunge la situazione tributaria. Il bilancio 2025 espone 594.889 euro di IMU esigibile entro l’esercizio successivo e altri 228.734 euro tra sanzioni e interessi, oltre ad ulteriori quote con scadenza successiva. È difficile conciliare questi numeri con l’immagine della società fortemente redditizia e finanziariamente rafforzata che il Piano Industriale immaginava di consegnare ai soci alla fine del triennio. Ed anche questo tema era stato sollevato dalla Fondazione durante il confronto sul bilancio. Il 10 settembre non si nominano soltanto tre amministratori. Ed eccoci al punto politico e societario. Il Piano 2023-2025 non era stato scritto da un oppositore, da un giornale o da un socio polemico. Era il programma della governance del CAAM. Diceva dove quella governance intendeva portare la società. Per questo oggi il confronto più corretto non è tra opinioni favorevoli e contrarie all’attuale CdA. È tra quanto era stato promesso e quanto è stato realizzato. Ed il divario è difficile da ignorare. La responsabilità delle decisioni appartiene naturalmente all’intero Consiglio di amministrazione e PicenoNews24 non attribuisce all’AD Francesca Perotti responsabilità personali di natura giuridica. Ma sul piano gestionale e fiduciario sarebbe altrettanto sbagliato fingere che il ruolo dell’Amministratore Delegato sia marginale. Se un Piano prevedeva 492.627 euro di utile e se ne realizzano 1.490; se prevedeva 575 mila euro di risultato operativo e se ne ottengono circa 72 mila; se prometteva crescita dei ricavi e alla fine del triennio il fatturato resta sotto quello del 2022, allora i soci hanno non soltanto il diritto, ma soprattutto in una partecipata pubblica il dovere di chiedere conto dei risultati prima di decidere qualsiasi riconferma.
Una partecipata pubblica non è una poltrona da conservare. È probabilmente questa la riflessione più importante. Il rinnovo di un CdA non dovrebbe essere un premio alla continuità, né il risultato automatico di equilibri politici, rapporti personali o consuetudini. Dovrebbe partire da una domanda semplicissima: gli obiettivi affidati a chi ha amministrato sono stati raggiunti? Nel caso CAAM esiste un documento che permette di rispondere: il Piano Industriale 2023-2025, pubblicato direttamente sul proprio sito web. E i numeri dicono che i principali obiettivi economici indicati in quel documento sono stati largamente mancati. Per questo il 10 settembre i soci non saranno chiamati soltanto a scegliere i nomi del prossimo Consiglio. Saranno chiamati a decidere se considerare soddisfacenti questi tre anni di gestione o se sia arrivato il momento di un vero cambio di passo. Perché un amministratore non si giudica dal fatto che un bilancio chiuda formalmente con il segno più. Si giudica dai risultati, dalla capacità di creare valore e dalla società che lascia a chi verrà dopo. Noi comunque della redazione Picenonew24, saremo vigili sul caso e vi terremo informati.
Redazione




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