Servigliano e la storia del campo di concentramento

  • 2 Mesi fa

SERVIGLIANO – Un campo da calcio, un complesso sportivo con una palestra e un parco. Solo un muro di cinta ricoperto dai vetri e una lapide posta nel 1993 dai soldati inglesi ricordano lo scopo e l’esistenza del campo di concentramento di Servigliano, ora in  provincia di Fermo. Il campo era staro realizzato tra il 1915/16 su tre ettari di terra, con trentadue baracche per ospitare 4.000 prigionieri di guerra. Di fatto nel 1917, ben 1.200 prigionieri austroungarici, turchi e serbi furono concentrati nel campo sino al 1919. Chiuso subito dopo fu riorganizzato nel 1940 per accogliere i prigionieri di guerra: dopo i prigionieri greci in seguito trasferiti, nell’ottobre del 1942 erano custoditi 1.445 britannici, 464 americani e 4 francesi. Il 20 settembre 1943, temendo l’arrivo dei tedeschi la maggior parte dei prigionieri riuscì a fuggire, grazie anche alla scarsa sorveglianza. Pochi giorni dopo i tedeschi occuparono il campo trucidando subito due coniugi del posto che si erano introdotti nel campo per appropriarsi di alcuni viveri. Il 7 ottobre – come narrato nei dettagli dallo storico Costantino Di Sante nel suo “Il Campo di Concentramento di Servigliano 1940/ 1944”- il locale comando tedesco ordinò che “tutti gli ebrei internati e liberi…devono essere tratti in arresto e internati nel campo di concentramento di Servigliano”. Il 6 ottobre si era verificato il primo rastrellamento di 41 ebrei da Ascoli, Offida,Castignano, Santa Vittoria in Matenano, Falerone e Montegiorgio. In un’informativa della questura di Ascoli ai comandi dei carabinieri si leggeva: “Avverto che il comando germanico annette particolare importanza al servizio”. Insomma non c’era scampo per gli ebrei del Piceno. Pochi giorni dopo altri 28 ebrei furono tradotti nel campo. Altri 20  furono “rastrellati”nei comuni di  San Benedetto, Maltignano, Venarotta, Porto San Giorgio e Fermo ma a causa della mancanza di mezzi di trasporto non arrivarono subito a Servigliano. A fine ottobre risultavano presenti 62 prigionieri ebrei far cui donne e bambini. Alcuni, forse una decina riuscirono a fuggire. Si calcola che dei 110 presenti nella provincia di Ascoli solo 17 sfuggirono alla prigionia del campo di concentramento. Nel febbraio 1944 furono tradotti nel campo anche i prigionieri anglo maltesi internati ad Acquasanta ed Arquata. Un bombardamento inglese e un’incursione dei Partigiani aiutarono alcuni ebrei, una decina a fuggire dal campo. Il 4 maggio 1944 un autotreno con i tedeschi venne a Servigliano con l’intenzione di prelevare 50 ebrei. Di questi 31 vennero catturati e portati a Fossoli in provincia di Modena nel campo “poliziesco di internamento e di transito”. Da qui il 16 maggio partì il convoglio per Auschwitz con 581 persone. Degli ebrei prigionieri a Servigliano, 10 furono uccisi al loro arrivo nel campo di sterminio; gli altri morirono di stenti e maltrattamenti. Solo una donna, riuscì a salvarsi e venne liberata nel 1945. Poco dopo da Corropoli e da Isola del Gran Sasso arrivarono altri ebrei. Ma i partigiani erano vicini. Altri due ebrei furono trucidati dai tedeschi per rappresaglia mentre si ritiravano. Il 25 giugno la zona fu completamente liberata. Molti degli ebrei sopravvissuti trovarono grosse difficoltà nel risistemarsi dopo la liberazione. Il campo fu usato poi per addestrare i soldati polacchi e in seguito per ospitare 1.300 profughi croati. Dal 1947 al 1955 ospitò ben 50.000 persone quasi tutti provenienti dal Friuli Venezia Giulia e dalle ex colonie dell’Africa orientale. Poco dopo il campo venne definitivamente chiuso.

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