Sisma, l’Arera bussa per i costi fissi delle utenze, Franchi: «Lo stop sarebbe un bel messaggio»


ARQUATA DEL TRONTO – Di terremoto ne abbiamo spesso trattato. Come ogni evento, le conseguenze e gli effetti sono sempre molteplici. A prender vela e vigore negli ultimi giorni è stata la notizia della richiesta, stando alla stampa nazionale, da parte dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, di far riprendere a pagare i costi fissi delle utenze ai terremotati. Il termine stabilito è il prossimo anno, ovvero dal primo gennaio. «Lo stop al pagamento sarebbe un bel messaggio, dal forte valore simbolico» afferma Michele Franchi, vicesindaco di Arquata del Tronto e presidente dalla Comunità del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Come detto, deve essere fatto un distinguo: chi ha chiesto la disdetta delle utenze post sisma e chi non lo ha fatto.

Per i primi non vi saranno brutte sorprese, i secondi sono l’oggetto del nostro articolo (e le conseguenti dichiarazioni di Franchi).

«Chi ha scelto di non congelare le proprie utenze – asserisce il vicesindaco -, lo ha intrapreso nella speranza di una rapida ricostruzione. Lo ha anche compiuto per evitare di vedersi addebbitare dei nuovi costi per gli allacci o perdersi in altra burocrazia. Tra i miei cittadini, c’è chi lo ha fatto e chi invece ha preferito comunicare la disdetta al gestore del servizio. Naturalmente, queste cifre non rappresentano dei consumi effettivi, sono soldi richiesti come costi fissi delle varie utenze. Anche fossero 5 o 10 euro a bolletta, parliamo di denaro sollecitato per delle case inagibili. Qualora questa richiesta di pagamento dell’Arera fosse dipesa da un consumo effettivo di acqua, luce e gas: sarei il primo a dire di trovare un modo per saldarle. Così, però, non è. La decisione su tale questione non dipende prettamente da noi, ma da un’agenzia nazionale. Noi ci faremo, naturalmente, sentire. Fermare questa pretesa di pagamento – da parte di Arera, ndr – sarebbe un bel messaggio, dal forte valore simbolico. Noi siamo persone di montagna, persone abituate a corciarsi le maniche davanti alle difficoltà».

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