Cava San Pietro di Cagnano, la perizia segnala rumori oltre i limiti: i residenti tornano all’attacco per lamentare un eccessivo impatto acustico sulle abitazioni confinanti

 

Una nuova questione si aggiunge alla complessa vicenda della cava di travertino di San Pietro di Cagnano: quella dell’impatto acustico sulle abitazioni confinanti con l’area estrattiva. Secondo la consulenza tecnica di parte redatta dagli ingegneri Gianluca De Santis e Silvano Cetera, già trasmessa agli enti competenti, le rilevazioni effettuate presso i ricettori maggiormente esposti avrebbero evidenziato superamenti dei livelli acustici rispetto ai parametri previsti dalla documentazione autorizzativa. Una situazione che, se confermata dagli accertamenti ufficiali, porrebbe una questione tutt’altro che secondaria rispetto alla compatibilità dell’attività estrattiva con la presenza di abitazioni nelle immediate vicinanze. Il punto centrale, oggi, è proprio questo: gli accertamenti fonometrici ufficiali di Arpam non sono ancora stati effettuati. Il 5 febbraio 2026 era stata presentata richiesta ad Arpam per l’esecuzione dei rilievi. Con successiva comunicazione, l’Agenzia aveva precisato che le verifiche avrebbero dovuto essere attivate dal comune di Acquasanta Terme. Il comune era stato quindi formalmente interessato della questione, ma, secondo quanto successivamente comunicato dalla stessa Arpam, l’agenzia non avrebbe ricevuto l’incarico necessario per procedere alle misurazioni.

La circostanza è stata nuovamente evidenziata dall’avvocato Giovanni Galeota, legale dei residenti, che con una nota del 22 luglio 2026 ha diffidato il sindaco di Acquasanta Terme ad attivare Arpam per l’esecuzione dei rilievi fonometrici, richiamando la tutela della salute pubblica e le criticità evidenziate dalla consulenza tecnica. Il problema non riguarda soltanto il rumore. Per chi vive nelle abitazioni confinanti con il sito estrattivo, il problema viene descritto come quotidiano. I residenti segnalano rumori particolarmente intensi provocati dalle lavorazioni, compreso l’utilizzo del martellone pneumatico, con episodi di attività già nelle prime ore del mattino. La richiesta avanzata non è quindi quella di una valutazione basata sulle sole percezioni dei residenti, ma di un accertamento tecnico ufficiale, effettuato nelle reali condizioni di esercizio della cava. E proprio su questo punto viene posta una seconda questione: l’eventuale effetto cumulativo prodotto dalla contemporanea attività della cava Pacifici e della vicina cava Eurobuilding. Secondo i residenti, per comprendere realmente l’impatto acustico sull’area abitata sarebbe necessario effettuare le misurazioni con le attività estrattive in condizioni di pieno regime, presso i ricettori maggiormente esposti e tenendo conto del contributo complessivo delle sorgenti sonore presenti nell’area.

Una verifica che viene richiesta da mesi. La vicenda assume particolare rilievo perché le richieste di accertamento non sono recenti. I residenti sostengono di aver segnalato più volte agli enti le criticità acustiche e di aver richiesto formalmente l’intervento degli organi competenti. Di fronte alla mancata esecuzione dei rilievi ufficiali, è stata quindi commissionata una consulenza tecnica privata, sostenendone direttamente i costi. Ora la parola dovrebbe passare agli organismi pubblici. La questione non è stabilire attraverso una fotografia, un video o una percezione personale se una cava rispetti o meno i limiti acustici. La questione è accertarlo attraverso misurazioni ufficiali, nelle condizioni reali di funzionamento dell’attività. Ed è proprio questo che i residenti chiedono. La tutela della salute al centro della vicenda. Nelle abitazioni interessate risiedono persone che denunciano da tempo una situazione di forte disagio, l’abitazione è praticante invivibile considerando la presenza anche di persone anziane e minori. L’avvocato Galeota, nella propria comunicazione agli enti, ha richiamato espressamente il tema della tutela della salute e ha chiesto l’adozione dei provvedimenti ritenuti necessari qualora gli accertamenti confermassero le criticità denunciate. Anche l’articolo 19 della Legge Regionale Marche n. 71/1997, richiamato nella documentazione legale, assume rilievo nella vicenda in relazione agli eventuali provvedimenti conseguenti a violazioni delle prescrizioni e delle condizioni che regolano l’attività estrattiva.

La domanda ora è una sola. Il quesito posto dai residenti alle istituzioni è semplice: i livelli di rumore prodotti dalla cava sono compatibili con i limiti autorizzativi e con la presenza delle abitazioni confinanti? La risposta, questa volta, dovrebbe arrivare da una misurazione ufficiale. Perché la consulenza privata ha già indicato una possibile criticità. Arpam ha comunicato di essere disponibile ad effettuare i rilievi, ma ha precisato di non aver ricevuto l’incarico dal comune. Ora i residenti chiedono che il comune attivi definitivamente la procedura e che gli organi competenti effettuino gli accertamenti necessari. Non una guerra contro l’attività estrattiva, ma la richiesta di verificare, documenti e strumenti alla mano, se ciò che è stato autorizzato sia effettivamente ciò che oggi viene esercitato e se il suo impatto sia compatibile con il diritto dei cittadini a vivere nella propria abitazione in condizioni di sicurezza, salute e normale vivibilità. La vicenda resta quindi aperta e, soprattutto, in attesa di una verifica tecnica pubblica.


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