‘Dieci anni dopo’ il sisma del 2016: i dati fanno luce sullo stato della ricostruzione. Il report ActionAid parla di “difficoltà nel rivendicare il diritto di tornare e restare”

 

Lunedì 24 agosto saranno esattamente dieci anni da quella terribile notte del 2016 che alle ore 3.36 mise in ginocchio le comunità di Arquata del Tronto, Accumoli, Amatrice, seminando soltanto lacrime e sangue. Il terremoto, oltre a produrre polvere e macerie, portò via la vita e la dignità umana di persone e intere famiglie costrette a fare i conti con la morte di parenti e amici. Momenti drammatici che portarono all’improvviso cambiamento delle proprie esistenze. Da lì in poi niente è stato più come prima. Molti giovani se ne sono andati, trovando lavoro e una nuova sistemazione altrove. Ognuno ha provato a superare la tragedia con le ferite indelebili rimaste nell’animo per sempre, e ripartire immaginando una nuova vita. Gli anziani e molti adulti, invece, in questi posti hanno trascorso decenni tra quotidianità, lavoro, sacrifici e affetti. La speranza continua ad essere viva, ma rinascere dove tutto è stato distrutto, cancellato in decine di secondi, da un crudele sciame sismico, resta davvero complicato. Ci aveva lungo l’indimenticato ex sindaco arquatano Aleandro Petrucci quando, all’indomani del disastro, chiese a Diego Della Valle una fabbrica per ridare occupazione e una vita dignitosa ai ragazzi del posto. Un possibile tentativo di ripartenza. Tuttavia il discorso diventa drasticamente differente per ciò che, invece, riguarda la ricostruzione e quel ritorno alla normalità che ancora oggi purtroppo non c’è. I cantieri e l’inizio dei lavori subito dopo la tragedia è stato un disastro. E negli anni successivi le cose non sono andate di certo meglio. Attualmente qualcuno sta iniziando a riavere la propria casa, ma la percentuale sul numero complessivo delle persone ancora in attesa è impietoso.

E purtroppo c’è anche chi, considerata l’età, probabilmente questa gioia non potrà ricordarla. In cabina di regia all’interno della struttura commissariale si sono avvicendati in tanti, ma il risultato è stato pressoché simile tra Vasco Errani (agosto 2016-febbraio 2017), Paola De Micheli (febbraio 2017-settembre 2018), Piero Farabollini (ottobre 2018-febbraio 2020), Giovanni Legnini (febbraio 2020-gennaio 2023) e ora Guido Castelli (in carica dal gennaio 2023). Complessivamente sono stati oltre 27 miliardi di euro i danni quantificati. E anche se l’attuale commissario per la ricostruzione, nonché senatore di Fratelli d’Italia, dice di essere riuscito a sbloccare la maggior parte dei cantieri, in realtà i numeri illustrati anche nel corso delle sue recenti uscite fanno fatica a trovare riscontro sulla situazione reale. Quella che ogni giorni gli abitanti del posto, sono costretti a fronteggiare, nella vita che si consuma all’interno delle casette denominate Sae (Soluzioni abitative in emergenza). Si è parlato giustamente tanto delle abitazioni, la maggior parte ancora da riconsegnare, ma colpevolmente troppo poco dei servizi che di fatto saranno indispensabili per consentire alle persone di tornare a popolare queste zone rimaste praticamente isolate.

 

L’importante e approfondito report ‘Dieci anni dopo: i dati raccontano’, una lente sulla ricostruzione post-sisma in centro Italia, sviluppato e pubblicato da ActionAid in questo agosto 2026 smentisce le affermazioni del commissario straordinario Guido Castelli attraverso l’analisi meticolosa effettuata su ogni aspetto della ricostruzione. Un dossier di ben 53 pagine che analizza ogni singola fattispecie relativa all’andamento dei cantieri e dei lavori previsti nei 44 comuni più colpiti. Su 3.667 interventi programmati nelle aree colpite dal sisma, per un valore complessivo di oltre 4,85 miliardi di euro, il 66,3% è ancora nella fase che precede l’inizio materiale dei lavori, mentre solo il 33,6% è in fase esecutiva o conclusiva. Nelle Marche non sono ancora iniziati 1.243 interventi, pari al 66,4% del totale. In Abruzzo sono 446, pari al 61,5%. Nel Lazio 365, pari al 69,7%. In Umbria 378, pari al 69,2%. Il quadro si conferma critico. Complessivamente, risultano programmati 1.544 interventi, per un valore di circa 2,1 miliardi di euro, pari a circa il 42% delle opere totali. Ma persino lì 7 lavori su 10 non sono neanche incominciati. Numeri inconfutabili che tolgono speranza e confermano l’ennesimo disastro all’italiana.

Nelle conclusioni ActionAid afferma che “i dati raccontano una ricostruzione pubblica che si è mossa, ma che è ancora lontana dal dirsi compiuta, con 2 interventi su 3 che continuano a trovarsi ancora prima dell’apertura dei cantieri. Nei 44 Comuni più colpiti, dove la necessità di una risposta rapida e incisiva avrebbe dovuto essere ancora più forte, la maggioranza degli interventi resta collocata nelle fasi precedenti ai lavori; tra questi, i Comuni simbolo ed epicentro del sisma 2016, ovvero Amatrice, Arquata del Tronto e Accumoli, nei quali il peso materiale e identitario della ricostruzione è particolarmente evidente. Il problema si fa ancora più rilevante quando si osservano i servizi essenziali, come le scuole, i municipi, le strutture sanitarie e quelle sociosanitarie, la cui ricostruzione misura la possibilità stessa di abitare stabilmente un territorio. Il caso dei dati 2026 rappresenta, da questo punto di vista, il passaggio più critico. Proprio nell’anno del decennale del sisma, quando sarebbe stato necessario garantire il massimo livello di trasparenza, le informazioni rese disponibili non hanno permesso di replicare il lavoro di analisi svolto sulle annualità precedenti. Il tardivo rilascio, solo a seguito di richiesta di accesso agli atti, di elementi minimi alla tracciabilità – quali i codici CUP, gli identificativi degli interventi, le categorie, i soggetti attuatori e altri marcatori fondamentali – ha impedito di seguire le singole opere nel tempo e di collegare il dato 2026 ai dataset 2024 e 2025. Per questo, nel decennale del sisma del Centro Italia, chiediamo con ancora più forza che la struttura commissariale (guidata da Guido Castelli ndr) si doti di uno strumento informativo, accessibile e consultabile da chiunque voglia conoscere lo stato di avanzamento della ricostruzione pubblica e privata, garantendo la condivisione di dati periodicamente aggiornati in formato aperto (open data)”.


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