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Montemonaco, ostacoli al commercio locale: negata l’occupazione del suolo pubblico a La Bottega della Cuccagna. Il gestore: “Così si spengono le aree interne”
Prima le ferite profonde e mai del tutto rimarginate del sisma, poi l’uragano economico e sociale del Covid, e oggi la burocrazia cieca della politica locale. Per le attività commerciali dei centri storici e delle aree interne la sopravvivenza è diventata un’impresa quotidiana; un’impresa che rischia di fallire non per mancanza di voglia di fare, ma per l’assenza di supporto da parte di chi dovrebbe tutelare il territorio. È emblematico quanto sta accadendo a Montemonaco alla storica attività La Bottega della Cuccagna, che si vede oggi negata dalla sindaca e dall’amministrazione comunale la concessione per l’occupazione del suolo pubblico, fondamentale per l’allestimento dei dehors estivi ed esterni. Un rifiuto arrivato attraverso una gestione amministrativa che lascia sconcertati. In prima battuta, gli uffici comunali hanno inviato una nota con motivazioni e toni ben lontani dal garbo e dal rispetto istituzionale dovuto a chi lavora ed è portatore di valore sul territorio. Successivamente, a seguito delle rimostranze, è giunta una rettifica che correggeva la prima comunicazione ammettendo l’errore, per poi formalizzare la reale motivazione del diniego: la piazza centrale (Piazza Roma) deve rimanere riservata agli eventi. “Siamo di fronte a un paradosso inaccettabile”, dichiara con rammarico ed energia il gestore de La Bottega della Cuccagna. “Dire che la piazza serve per gli eventi e per questo non si concede il suolo pubblico ai locali significa ribaltare la realtà. Gli eventi servono a portare vita nei paesi, ma sono gli esercizi commerciali a mantenerla ogni singolo giorno dell’anno. Togliere a un locale la possibilità di mettere tavoli all’aperto non tutela la piazza: significa semplicemente impedire a un’attività di lavorare, privandola di fatturato e opportunità sostenibili”. Ciò che rende la situazione ancora più stridente è il confronto con quanto accade altrove. Nei comuni vicini e nelle principali realtà della nostra regione — a partire da Ascoli Piceno, capoluogo di provincia ed esempio di virtuosità in questo senso — le amministrazioni fanno l’esatto contrario: pedonalizzano le piazze, chiudono temporaneamente vie e strade proprio per mettere i commercianti nelle condizioni di lavorare meglio, concedendo ampi spazi all’aperto con i dehors per creare attrattività, socialità e sostegno all’economia reale. A Montemonaco, invece, la visione appare opposta: lo spazio pubblico viene “blindato” anziché messo al servizio di chi produce e crea valore.
“A rendere la vicenda ancor più delicata sotto il profilo dell’opportunità amministrativa e della trasparenza è la sovrapposizione di ruoli all’interno dell’ente. La sindaca, infatti, oltre a detenere direttamente la delega alla Polizia Municipale — l’organo deputato alla vigilanza e ai controlli sulle occupazioni —, risulta contestualmente partecipa al 50% in attività commerciali operanti nel territorio comunale. Attività alle quali, peraltro, la concessione per l’occupazione del suolo pubblico risulta regolarmente autorizzata. Un quadro che solleva inevitabili interrogativi sul piano politico e istituzionale in merito alla parità di trattamento tra gli operatori economici del paese: come si concilia il rigore adottato verso “La Bottega della Cuccagna” — a cui si nega il dehor in nome di una piazza “riservata agli eventi” — con la flessibilità mostrata altrove? Come può essere garantita la massima serenità di giudizio quando chi decide le sorti delle concessioni altrui ricopre contemporaneamente il ruolo di controllore e di compartecipe in attività economiche locali? È lecito attendersi da un’Amministrazione chiarezza, imparzialità ed equità, evitando ogni logica di “due pesi e due misure” che rischia di penalizzare chi da anni investe sul territorio. Il rischio reale, ormai non più velato, è la chiusura definitiva dell’attività. Un’eventualità drammatica che non riguarda solo un singolo imprenditore, ma l’intera comunità. Montemonaco e il suo centro storico soffrono già il progressivo spopolamento e la desertificazione commerciale che caratterizzano le aree interne: azzoppare chi sceglie di restare, investire e resistere significa condannare il paese a diventare un dormitorio. “Dopo il terremoto abbiamo tenuto duro. Dopo la pandemia ci siamo rimboccati le maniche senza chiedere elemosine. Oggi, invece di trovare un’Amministrazione Comunale al nostro fianco che incentivi l’occupazione di suolo pubblico e sostenga chi produce ricchezza e decoro, ci troviamo a dover combattere contro la nostra stessa Sindaca», prosegue la nota de La Bottega della Cuccagna. «Mentre altrove si chiudono le strade per dare lavoro ai locali, qui ci si impedisce persino di posizionare un dehors. Ci chiediamo se questa sia la strategia per valorizzare Montemonaco: soffocare chi lavora anziché trovare soluzioni condivise che contemperino gli eventi pubblici con l’attività di ristorazione”.
Con questo comunicato, La Bottega della Cuccagna intende rendere pubblica una situazione insanabile e lanciare un appello accorato alle istituzioni e alla cittadinanza: il commercio locale non si aiuta a parole, ma garantendo le condizioni minime per poter lavorare. Se la politica locale continuerà a considerare i commercianti un ostacolo anziché una risorsa, le luci delle vetrine del centro si spegneranno una ad una, lasciando una piazza vuota e un paese senza futuro.
Redazione




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