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San Benedetto, la netta vittoria di Mozzoni ridisegna i nuovi equilibri del cambiamento culturale e politico provinciale. Le strategie trasversali di Castelli e Agostini sempre più ai margini rispetto al rinnovamento in atto
La grande vittoria di Mozzoni a San Benedetto (57,30%), e il suo insediamento come sindaco della città, hanno sancito un altro prezioso momento del cambiamento culturale e politico che sta segnando il territorio. I cittadini delle principali città del Piceno, compresa naturalmente Ascoli che probabilmente è stata quella ad aprire per prima una nuova fase politica della provincia, hanno scelto il rinnovamento affidando la propria fiducia a volti nuovi, seri, capaci e fortemente determinati nel voler amministrare e operare davvero per il bene della collettività. La fiducia riposta in Mozzoni, il candidato sostenuto da Acquaroli e dal centrodestra regionale, dal popolo rivierasco è stata davvero importante e in grado di segnare la nuova fase di una città dotata di grandi ricchezze, ma negli ultimi anni finita tra le sabbie mobili di una vecchia politica principalmente focalizzata nel mantenere le proprie poltrone e le proprie posizioni a spese della cittadinanza. L’avvicendamento sambenedettese segnerà così un nuovo capitolo di rinascita anche in riva al mare. Niente più campanilismi preistorici che ormai non hanno più ragione di esistere in uno scenario provinciale che adesso può davvero unirsi nel segno del Piceno.
L’esito delle urne maturato a San Benedetto ha segnato anche la fine delle strategie trasversali che quasi sempre si sono sviluppate in molti comuni locali. Gli accordi, i patti e l’unione di intenti trovati nel corso degli anni da due importanti esponenti politici locali quali il senatore nonché commissario straordinario per la ricostruzione post sisma Guido Castelli e l’ex consigliere regionale Pd Luciano Agostini sembrano sempre più destinati ad estinguersi di fronte al naturale andamento dei tempi. Il numero complessivo dei voti ottenuto da Mozzoni ha mandato in frantumi il patto col quale i due politici avevano pensato di indebolire la coalizione di centrodestra per irrobustire la candidatura della civica D’Andrea allo scopo di favorire un ballottaggio nel quale poi quest’ultima avrebbe potuto alzare la testa e spostare gli equilibri. Il disegno non è andato in porto e questo li ha relegati a restare spettatori di una politica provinciale che si sta evolvendo di pari passo con la crescita dei comuni piceni e all’interno della quale i vecchi volti stanno finendo per restare sempre più ai margini degli equilibri territoriali. Anche a Montefortino, feudo elettorale di Castelli, è andato in scena un importante opera di rinnovamento politico con gli elettori che hanno scaricato la vecchia politica di Ciaffaroni (28,59%), per sposare il cambiamento voluto da Lattanzi (71,41%). L’ennesima dimostrazione che nel Piceno si è aperta un nuova fase. E soprattutto che i cittadini hanno voglia di voltare pagina con nuovi amministratori al passo con i tempi che stiamo vivendo.
Redazione




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