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San Benedetto piange la scomparsa di Marcello Sgattoni. Il maestro della scultura e poeta della materia si è spento all’età di 91 anni
La notizia della sua morte ha lasciato un vuoto profondo nel tessuto culturale del Piceno, suscitando il cordoglio unanime delle istituzioni. Il sindaco di San Benedetto del Tronto, Nicola Mozzoni, nel ricordare l’artista, ha voluto sottolineare come la sua figura rappresenti un pezzo dell’anima più autentica del territorio: “Aveva 91 anni e fino all’ultimo non ha smesso di creare, di osservare il mondo, di fare domande. Diceva che la sua vera scuola erano state la strada e la natura, e si sentiva in ogni sua opera: la terra, le pietre, il legno prendevano forma e diventavano volti, pensieri, memoria. Ha regalato alla nostra città la “Pietraia dei Poeti”, un museo che vive tra gli alberi e il cielo, e opere che in tanti abbiamo incontrato camminando per San Benedetto, forse senza sapere che dietro c’era lui. Fino a pochi mesi fa era ancora accanto ai ragazzi delle scuole, a raccontare l’arte con la stessa passione di sempre. Un maestro gentile, che ci lascia in eredità una vita intera dedicata alla bellezza. Alla famiglia va il mio abbraccio più sincero, e quello di tutta la comunità sambenedettese”. Nato a San Benedetto del Tronto il 21 gennaio 1935, Sgattoni aveva coltivato fin da giovanissimo la sua vocazione artistica, formandosi per un decennio alla bottega del pittore Armando Marchegiani. Sebbene avesse respirato l’atmosfera delle avanguardie durante una breve ma intensa parentesi giovanile a Milano, la sua vera “Accademia” era rimasta la strada, il contatto viscerale con la natura e la fatica del vivere. Nel corso della sua lunga vita aveva scelto un progressivo e radicale isolamento dai circuiti ufficiali dell’arte, ritirandosi a vivere e a creare in cima alla collina di Contrada Barattelle.
Proprio lì è nata la sua opera totale e visionaria: la Pietraia dei Poeti. Quello che per molti era un semplice terreno, per l’artista era diventato un laboratorio di resistenza poetica, uno spazio dove il tempo si fermava per dare dignità agli scarti. Lontano dai circuiti dell’arte convenzionale, Sgattoni operava una metamorfosi quasi alchemica: ciò che la natura aveva logorato o che l’uomo aveva gettato via — legni portati a riva dal mare, metalli arrugginiti dai cicli agricoli, frammenti di pietra bruta — veniva risanato dalla sua mano e trasformato in un’installazione carica di spiritualità. Le sue opere, spesso protese verso l’infinito con forme filiformi e leggere, non erano semplici oggetti ornamentali, ma vere e proprie bussole esistenziali nate dal dolore e dalla speranza. Sgattoni amava ripetere la sua massima più celebre: “Su questa pietra così arida che nel periodo estivo anche l’acqua ha sete, ho imparato a volare”, incarnando perfettamente l’essenza del suo celebre invito: “Se vuoi tracciare dritto il solco, attacca l’aratro ad una stella”. Con la sua scomparsa, San Benedetto perde un punto di riferimento spirituale e culturale, un creatore capace di insegnare, attraverso l’umiltà della pietra e del ferro, che l’arte vera non è mai un esercizio di stile, ma un atto d’amore e di profonda compassione verso l’uomo.
Redazione




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