Storie di successo, la dottoressa Stefania Speca: la pioniera ascolana che contribuì alla nascita dell’ecografia italiana

 

Da Ascoli Piceno alla storia dell’ecografia italiana. Stefania Speca è stata tra le protagoniste della stagione pionieristica degli ultrasuoni applicati alla medicina, quando gli ecografi erano apparecchi rarissimi e la possibilità di ottenere immagini degli organi interni attraverso questa nuova tecnica rappresentava ancora una frontiera tutta da esplorare.
La storia degli ultrasuoni parte da lontano: dai primi studi settecenteschi sul suono alle scoperte dei fratelli Curie sul fenomeno piezoelettrico alla fine dell’Ottocento, fino allo sviluppo delle prime applicazioni mediche tra gli anni Sessanta e Settanta. Il principio ricorda quello del sonar: un’onda viene inviata all’interno del corpo e il suo eco, modificato dall’incontro con tessuti e strutture differenti, permette di ottenere informazioni su ciò che non è visibile dall’esterno.
È proprio in questa fase, quando quasi tutto restava ancora da sperimentare, che si inserisce la storia di Stefania Speca.
Nata ad Ascoli Piceno, si trasferì giovanissima a Roma per studiare. A 21 anni era già laureata in Biologia; seguì poi la laurea in Medicina e Chirurgia e quindi la scelta della diagnostica per immagini. Al Policlinico Gemelli di Roma, dove lavorava come giovane assistente, Speca si trovò così ad assistere direttamente ai primi passi di una tecnologia destinata a trasformare la medicina. Un episodio rimasto nella memoria familiare restituisce bene il clima di quegli anni. Durante un consulto sulle condizioni di salute del cardinale Alfredo Ottaviani, ai tempi di Paolo VI, si cercava di valutare anche una massa renale. Fu la giovanissima Speca a suggerire di provare a utilizzare gli ultrasuoni. La proposta, inizialmente accolta con scetticismo, venne ripresa il giorno successivo e portò a interessarsi a un prototipo che la Philips stava sviluppando nei Paesi Bassi. Seguì un viaggio per conoscere da vicino quella nuova tecnologia e, poco dopo, su impulso di Stefania Speca il primo apparecchio ecografico arrivò a Roma.

Con Corrado Colagrande, tra i padri dell’ultrasonografia italiana, Speca contribuì quindi allo sviluppo delle prime applicazioni cliniche. Non si trattava soltanto di imparare a utilizzare una nuova macchina: bisognava ancora capire come sfruttarne al meglio le possibilità. Una delle intuizioni più importanti riguardò lo studio degli organi della pelvi femminile. Gli ultrasuoni si propagano particolarmente bene attraverso i liquidi e Speca comprese che una vescica piena poteva funzionare come una vera e propria finestra acustica, quasi un piccolo “mare” attraverso il quale le onde potevano passare più facilmente, permettendo di osservare con maggiore nitidezza l’utero e gli altri organi pelvici. Oggi chiedere a una paziente di presentarsi a un’ecografia con la vescica piena è una pratica del tutto familiare. Allora rappresentava invece uno dei passaggi attraverso i quali una tecnologia ancora sperimentale veniva trasformata in uno strumento diagnostico concreto, con importanti applicazioni soprattutto in ginecologia e ostetricia. I risultati di quelle prime esperienze arrivarono presto anche sulla scena internazionale. Nel 1973, al Congresso europeo degli ultrasuoni di Rotterdam, Colagrande e Speca presentarono il primo lavoro scientifico italiano dedicato all’impiego dell’ecografia in campo ginecologico. Era il segno che l’esperienza sviluppata a Roma stava ormai entrando nel confronto scientifico internazionale. Negli stessi anni nasceva anche in Italia una comunità scientifica dedicata agli ultrasuoni. Stefania Speca ne fece parte fin dall’inizio, come socio fondatore nel 1973, partecipando alla nascita di quella realtà dalla quale si sarebbe sviluppata la Società Italiana di Ultrasonologia in Medicina e Biologia (SIUMB), divenuta nel tempo una delle maggiori società medico-scientifiche italiane per numero di iscritti.

Speca ne accompagnò la crescita per oltre quarant’anni. Fu segretario generale, componente degli organismi direttivi e punto di riferimento per le applicazioni dell’ecografia in campo ginecologico. Nel 2015 arrivò infine alla presidenza della SIUMB, prima donna nella storia della società a ricoprire quella carica, mantenuta fino al 2017. E proprio durante la sua presidenza volle riaffermare anche il legame con la città da cui era partita. Nel 2016 Ascoli Piceno ospitò un importante congresso nazionale della SIUMB, fortemente voluto da Speca nonostante la concorrenza di sedi logisticamente più agevoli, come Rimini. La scelta si rivelò un successo: circa 670 medici, oltre al personale tecnico e agli operatori delle aziende del settore, raggiunsero Ascoli per uno degli appuntamenti medico-scientifici più partecipati mai ospitati dalla città. Da allora la tecnologia ha compiuto passi enormi. Dagli ecografi presenti soltanto in pochissimi centri si è arrivati a una diffusione capillare e ad apparecchi sempre più piccoli e sofisticati. Oggi l’ecografia è uno strumento imprescindibile in ginecologia, cardiologia, medicina interna, emergenza e in numerose altre specialità.

Anche durante la pandemia da Covid-19 l’ecografia polmonare ha dimostrato la propria importanza, consentendo ai medici di valutare e monitorare le condizioni dei pazienti direttamente al letto del malato. Ma dietro una tecnologia ormai diventata quotidiana c’è stata una stagione nella quale tutto era ancora da immaginare, sperimentare e costruire. Stefania Speca era lì, tra i protagonisti di quella stagione. Dalla giovane ascolana arrivata a Roma per studiare alla prima donna presidente della SIUMB, la sua vicenda professionale attraversa più di quarant’anni di storia dell’ecografia italiana.
Stefania Speca è oggi in pensione e vive a Roma con il marito, Giuseppe Tagliaferri, anch’egli radiologo. Hanno due figli, un diplomatico e un giornalista: strade professionali nuove e diverse da quelle dei genitori, dei quali vanno però, naturalmente, molto orgogliosi.


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