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Velenosi Vini, 42 anni di crescita per una realtà divenuta eccellenza del territorio Piceno. Angela: “Siamo un’azienda in continuo divenire”
Quarantadue anni di lavoro, sacrifici e una passione trasformata in un’impresa capace di guardare oltre i confini italiani. La storia di Velenosi Vini parte da lontano, quando Angela aveva appena vent’anni e nessuna tradizione familiare nel settore alle spalle. C’era soprattutto l’entusiasmo di trasformare l’uva in vino e provare a costruire qualcosa che, all’epoca, era ancora difficile persino immaginare. “Non sapevamo dove saremmo arrivati”, racconta Angela ripercorrendo gli inizi. Un percorso costruito partendo praticamente da zero, senza studi agrari specifici e attraversando inevitabilmente errori, difficoltà e ostacoli. Anche trovare risorse per investire non era semplice: il rapporto con il credito era molto diverso da quello attuale e ottenere fiducia per progetti ambiziosi rappresentava una delle prime sfide. Passo dopo passo, anche attraverso le opportunità offerte dai Piani di sviluppo rurale e dai fondi europei, l’azienda è cresciuta, costruendo la propria cantina e ampliando progressivamente i vigneti. Oggi Velenosi può contare su circa 150 ettari di vigneti di proprietà e su una squadra di 32-33 persone impegnate tra produzione, cantina, magazzino, uffici e settore commerciale.
Dietro ai numeri, però, Angela mette soprattutto il lavoro. “Nulla nasce facilmente”. La crescita ha significato rinunce, sacrifici, fine settimana trascorsi lavorando e un impegno che non conosce stagioni. Una dedizione che inevitabilmente ha inciso anche sulla vita familiare.
È la stessa Angela a raccontarlo con una battuta che racchiude buona parte della sua storia: “Ho tre figli, il primo si chiama Velenosi”. Un modo per spiegare quanto l’azienda abbia rappresentato per lei qualcosa di più di un lavoro, assorbendo per anni gran parte del suo tempo e delle sue energie. Poi ci sono i suoi figli, Ercole, Matteo e Marianna, ai quali riconosce di aver sottratto inevitabilmente tempo proprio per dedicarsi alla crescita della cantina. Oggi, però, sono proprio loro a rappresentare una nuova fase della storia aziendale. Il ricambio generazionale è già avvenuto e ha portato nuove competenze, nuove idee e anche un confronto tra generazioni. Un passaggio non sempre semplice, come riconosce la stessa Angela, abituata per molti anni ad accentrare su di sé responsabilità e decisioni, ma fondamentale per continuare a far evolvere l’azienda. Uno dei motori della crescita è stata inoltre la scelta di guardare presto fuori dall’Italia. “Bisogna prendere la borsa e viaggiare”, è il principio che ha accompagnato Angela nella ricerca di nuovi mercati. Dalla Nuova Zelanda all’Australia, fino a numerosi altri Paesi, l’obiettivo è stato quello di far conoscere i vini Velenosi a livello internazionale, affrontando un mercato oggi ancora più competitivo e condizionato dalle crisi globali.
La crescita delle dimensioni non ha però cancellato il rapporto personale con il prodotto. Angela conserva infatti una regola precisa: nessun vino esce dall’imbottigliamento senza essere prima approvato e assaggiato personalmente da lei, dopo il controllo del gruppo di enologi. “Ogni vino è come un figlio”, spiega. Una filosofia nella quale profumi, qualità e piacevolezza rimangono centrali, con una particolare predilezione per le bollicine e per i rossi, dal Rosso Piceno alle etichette più importanti. E il futuro? Angela non immagina un punto d’arrivo. Definisce la cantina una sorta di “sala giochi”, un luogo nel quale continuare a sperimentare, cambiare e costruire. In un mercato mondiale sempre più complesso, non esclude nuove opportunità, evoluzioni e partnership capaci di accompagnarne la crescita. Dopo 42 anni, forse è proprio questa la definizione che racconta meglio Velenosi: “Un’azienda in continuo divenire”. Una storia partita dall’entusiasmo di una ragazza di vent’anni e diventata, vendemmia dopo vendemmia, un progetto proiettato sui mercati internazionali.
Redazione




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