Valorizzazione della Pesca Marchigiana: primi risultati e testimonianze delle aziende

 Sono stati presentati al MacFrut 2022, tenutosi a Rimini all’inizio del mese di maggio, i primi risultati del progetto Valorizzazione Pesca Marchigiana (VPM).

Il progetto, finanziato nell’ambito della misura 16.1 del PSR Marche 2020, ha come obiettivo quello di rilanciare il settore peschicolo marchigiano, con un focus sulle 3 aree produttive più rilevanti (Valdaso, Valle del Foglia e Valle del Metauro), attraverso la realizzazione di un prodotto che si differenzi dagli altri per tipicità e qualità. Tra gli studi del progetto, molta importanza è stata data all’introduzione di sistemi di monitoraggio per la gestione dell’irrigazione e della concimazione azotata. Il risparmio di acqua e concimazione azotata è infatti una pratica utilizzata con successo già da diversi anni nel Sud Italia. Nella Regione Marche non è ancora stata sviluppata una tecnica specifica su pesco, che permetta di risparmiare input senza avere perdita di prodotto. Per questo motivo sono state introdotte tecnologie innovative, in modo da valutarne l’efficacia e sviluppare una specifica tecnica colturale per le Marche.

In particolare, nelle aziende Acciarri Società Agricola s.r.l., Az. Agr. Vagnoni Gianfranco, Az. Agr. Renzi Elso, Az. Agr. Semplice Baronciani Luciano e Marino sono stati introdotti sensori per il controllo dell’umidità nel terreno, in modo da consentire all’agricoltore di gestire in maniera efficiente la risorsa idrica. Presso l’azienda Soc. Agr. F.lli Boni è stato poi sviluppato un sistema di fertirrigazione che gestisce in modo molto preciso la nutrizione delle piante, limitando le perdite dovute alla lisciviazione in acque sotterranee o nei corsi d’acqua superficiali.

Le valutazioni vegetative, produttive e qualitative sono state effettuate nel corso della stagione produttiva in modo da valutare l’efficacia della tecnica impiegata.

Nell’ambito del progetto sono poi state effettuate valutazioni sensoriali e nutrizionali utili ad identificare i prodotti a livello commerciale: inserendo i dati in un’etichetta che riporti le caratteristiche qualitative (grado zuccherino ed acidità) e nutrizionali (antiossidanti e vitamina C) sarà infatti possibile conferire un valore aggiunto al prodotto ed il consumatore potrà orientare l’acquisto non solo in base all’aspetto del frutto, ma anche in base ai propri gusti andando ad identificare il grado di acidità (acido-rosso, sub acido-giallo, equilibrato-verde). La costante collaborazione tra ricercatori dell’Università Politecnica delle Marche, tecnici dell’ASSAM ed aziende ha facilitato il processo di trasferimento delle innovazioni tecniche e delle conoscenze alle aziende che avranno dunque la possibilità di rinnovarsi ed attrarre una maggiore fetta di mercato attraverso un prodotto più sostenibile, di qualità e riconosciuto dal consumatore.

Le testimonianze delle aziende che partecipano al Progetto “Valorizzazione Pesca Marchigiana”

Paolo Acciarri – Azienda Agricola Acciarri, capofila del Progetto

“La mia azienda si trova nella media Valle dell’Aso precisamente ad Ortezzano e siamo capofila del progetto. Nel progetto abbiamo valutato l’utilizzo dell’acqua nel pesco, nell’irrigazione e nella fertirrigazione. Abbiamo fatto delle prove tramite l’utilizzo di centraline meteo e di sensori dell’umidità del terreno per efficientare l’uso dell’acqua.

Abbiamo ottenuto dei dati molto importanti sia per risparmiare l’acqua che conseguentemente per avere un risparmio energetico e di manodopera, quindi anche un risparmio economico, tutto in un’ottica di sostenibilità”

Renzi Elso – Azienda agricola Renzi Elso, partner del Progetto

“La mia azienda frutticola si trova a Montelabbate ed ha partecipato al progetto per il risparmio idrico nella gestione del pescheto. Nel mio caso si è intervenuti su 3 file, una con 12 litri di acqua all’ora, una con 8 ed una con 6. Dal riscontro visivo materiale che facciamo ci sembra che l’intervento sulla fila con 8 litri sia il migliore, quello da premiare, per i risultati scientifici aspettiamo l’elaborazione dati dell’Università Politecnica delle Marche.

Naturalmente questo è il frutto della collaborazione con le Università, con l’ASSAM e la Regione che ha finanziato questi progetti che ci portano all’avanguardia nel nostro territorio”

Baronciani Luciano – Azienda agricola Baronciani Luciano e Marino

“La mia azienda si trova nella zona tipica della pesca di Montelabbate all’interno di un areale che comprende i comuni di Montelabbate, Pesaro e Vallefoglia. Produciamo pesche in regime di coltivazione biologica e per questo sin dall’inizio siamo stati molto attenti a trovare varietà più resistenti possibili, ad oggi il nostro frutteto ha circa 80 varietà.  Questo frutteto da, dunque, la possibilità al nostro territorio di conoscere e di confrontarsi per scegliere le varietà migliori, che danno un prodotto migliore anche ai fini della commercializzazione. Per fare queste ricerche sulle varietà innovative ci siamo sempre affiancati all’Università ed all’ASSAM. Se dovessi fare ricerca da solo non avrei spazio, tempo né conoscenza a sufficienza per poterlo fare e quindi dovrei aspettare altre risposte dal mercato, perder tempo e competitività – invece in questo modo abbiamo accelerato i tempi e selezionato varietà importanti che rispondono in modo eccellente ad un consumatore attento”

Giovanni Boni – Società agricola Fratelli Boni

“Abbiamo partecipato a questo progetto poiché come azienda ci troviamo lungo l’asta fluviale del fiume Metauro e siamo in zona vulnerabile in nitrati, quindi, per noi era interessante vedere quale era la miglior formula di concimazione azotata per la nostra zona. Oltre a quello abbiamo impiantato un impianto di micro-irrigazione a pioggia che ci ha permesso di irrigate in modo più uniforme la parte della fila del pescheto riducendo sostanzialmente l’utilizzo di acqua ma uniformandola e rendendola meglio assimilabile.

I risultati del progetto sono importanti, ci danno un’ottima base nella futura produzione, per iniziare nuovi impianti con una consapevolezza e con i dati necessari per avere un’ottima resa della cultivar ed allo stesso tempo il minore impatto ambientale possibile”.

Print Friendly, PDF & Email

Articolo Precedente

Premio Cambiamenti, torna il contest CNA dedicato alle nuove imprese

Articolo Successivo

La caduta del Governo preoccupa la CNA: "A rischio il futuro delle imprese"