Dal caso Beko alle mura del Seminario Vescovile: la coerenza che manca sul lavoro e sulla dignità delle persone. UGL Terziario di Ascoli Piceno denuncia la vicenda

 

UGL Terziario Ascoli Piceno, attraverso una nota ufficiale del segretario provinciale Carlo Narcisi, denuncia con forza una vicenda che non può più essere liquidata come una semplice controversia di lavoro. Una lavoratrice con oltre 25 anni di servizio presso il Seminario Vescovile di Ascoli Piceno è stata accompagnata al licenziamento al termine di un percorso segnato da ferie forzate, riduzione unilaterale dell’orario, svuotamento progressivo delle mansioni e, infine, recesso per giustificato motivo oggettivo, comunicato mentre la lavoratrice si trovava in malattia e a distanza di poche ore da un incontro sindacale. Qui non siamo soltanto davanti a un caso occupazionale. Qui siamo davanti a una questione che interroga direttamente la coerenza della Chiesa tra ciò che afferma pubblicamente e ciò che accade all’interno delle proprie strutture. Solo pochi mesi fa, in occasione della vertenza Beko di Comunanza, il Vescovo Gianpiero Palmieri affermava pubblicamente: “È dovere della comunità cristiana far sentire la propria voce, offrendo sostegno concreto e diventando una cassa di risonanza per queste iniziative”. Parole importanti. Parole giuste. Parole che UGL condivide pienamente. Ma proprio per questo oggi siamo costretti a porre una domanda netta: quelle parole valgono soltanto quando il lavoro si perde altrove, oppure valgono anche quando la vicenda riguarda un ente ecclesiastico? Perché se il lavoro è dignità a Comunanza, lo è anche ad Ascoli. Se il dovere della comunità cristiana è “far sentire la propria voce” quando è in pericolo un posto di lavoro, allora quel dovere non può fermarsi sulla soglia di casa propria.

È qui che nasce il problema vero. Non solo il licenziamento. Non solo la gestione della lavoratrice. Ma la frattura evidente tra i valori proclamati e i comportamenti concretamente adottati. In un territorio come quello piceno, già ferito dal sisma, dalla crisi economica, dallo spopolamento e da vertenze industriali pesantissime, ogni posto di lavoro ha un valore sociale enorme. Ancora di più quando riguarda una lavoratrice con una lunga anzianità, senza contestazioni disciplinari e con una storia di disponibilità e attaccamento al lavoro. Per questo UGL Terziario Ascoli Piceno considera la vicenda del Seminario Vescovile ancora più grave sul piano etico: perché non riguarda un datore di lavoro qualsiasi, ma una realtà che, per il ruolo che rappresenta, dovrebbe essere la prima a testimoniare concretamente i principi di tutela della persona, della dignità e del lavoro. Se la Chiesa chiede agli imprenditori, alle istituzioni e alla società di difendere il lavoro, allora deve avere il coraggio di applicare quegli stessi principi anche al proprio interno. Altrimenti il rischio è uno solo: che parole altissime sul piano pubblico perdano credibilità quando entrano in contatto con i fatti concreti. UGL Terziario ha già interessato le autorità istituzionali ed ecclesiastiche competenti, senza ricevere alcun riscontro.

E anche questo silenzio pesa. Perché di fronte a una vicenda di tale portata, il silenzio non è neutro. Il silenzio rischia di trasformarsi in una forma di rimozione, proprio mentre una lavoratrice vede colpita la propria dignità e il proprio diritto al lavoro. UGL Terziario Ascoli Piceno ribadisce che non si fermerà. Se non arriveranno segnali concreti, il sindacato attiverà ogni ulteriore iniziativa pubblica e sindacale necessaria, affinché questa vicenda non venga coperta dall’indifferenza e venga riportata al centro dell’attenzione pubblica, politica ed ecclesiale. Perché il lavoro non può essere difeso a parole fuori e sacrificato nei fatti dentro. E perché la coerenza, quando si parla di dignità della persona, non è un’opzione: è il primo dovere morale.


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