Il CineOcchio – “Lady bird”: dall’adolescenza all’età adulta passando per gli Oscar

  • 4 Mesi fa

Christine “Lady bird” Mc Pherson è una teenager di Sacramento, California, che frequenta una scuola cattolica, ha una migliore amica cicciottella e dolce, Jules, con cui condivide tutto, vive un rapporto conflittuale di amore-odio con la madre e di complicità con il padre e le sta stretta la sua cittadina di provincia a tal punto di sognare di trasferirsi in un college della east coast dove, come afferma lei, c’è cultura…il tutto contro il volere della madre. Lady bird è una studentessa particolare, ha i capelli rosa, è spesso in conflitto con la famiglia, non fa parte del gruppo cool della scuola, abita nella parte povera della città e sdrammatizza il tutto con battute e nascondendosi dietro una personalità all’apparenza forte. Christine è la classica ragazza afflitta dal dramma adolescenziale che colpisce prima o poi tutti, vive i primi amori scegliendo però i ragazzi più sbagliati e colpita profondamente dalla prima delusione cambia radicalmente il suo stile di vita mettendo da parte l’amica di sempre Jules per avvicinarsi ad un mondo che non è suo, quello dei figli di papà e delle ragazze popolari. Lady bird cerca di farsi accettare ripudiando la vecchia versione di sè ma si accorge che quella vita non fa per lei e torna sui suoi passi senza però perdere il suo sogno più grande: diplomarsi e trasferirsi in un college di New York.

“Lady bird” era uno dei film più acclamati dell’anno e candidato a ben 5 Oscar in categorie importanti ma non convince fino in fondo. Un teen movie diverso si, “indie”, che trasmette a suo modo il disagio adolescenziale e la voglia della protagonista di distinguersi e allontanarsi dalla famiglia iniziando dal cambiare il suo nome di battesimo in Lady bird per poi arrivare al desiderio di volare dall’altra parte del paese per frequentare un college di New York e trovare la sua vera identità in una città cosmopolita, ricca di cultura dove potersi esprimere al meglio e non essere soffocata dalla provincia californiana natale. Il punto è che pur passando da pellicola indipendente, il messaggio che arriva allo spettatore lo si trova anche in altri teen movie che affrontano il difficile periodo pre-college in cui si va contro tutto e tutti, si fa qualsiasi cosa per essere originali ma allo stesso tempo si cerca l’approvazione dei più popolari, si cambiano amicizie nell’arco di poche ore, ci si ribella alla scuola cattolica facendo scherzi alle suore e si è insofferenti al punto di gettarsi dall’auto in corsa per evitare discussioni con i genitori…come fa appunto la nostra protagonista. Alla regia Greta Gerwig invece di concentrarsi su una sorta di sua autobiografia poteva far di meglio evitando qualche cliché scontato come il rapporto odi et amo con la madre, la voglia di evadere dalla provincia, il desiderio di essere diversa ed accettata allo stesso tempo e cercare un punto di vista nuovo, qualcosa che non fosse già passato più volte davanti all’occhio della telecamera. La regista però riesce anche a trovare innovazione nonostante tutto, infatti nel film si vede il mondo dalla prospettiva di una ragazza, cosa che solitamente non accade poichè i teen movie sono incentrati su protagonisti per lo più maschili, eccezion fatta per per “Juno” che nel 2008 vinse l’Oscar alla miglior sceneggiatura originale; ecco, forse la Gerwig doveva prendere ispirazione proprio da tale film per puntare a qualcosa di realmente “indie”. Dopo tutto però diamo tempo al tempo, c’è anche da considerare che “Lady bird” è stata l’opera prima della giovane regista californiana che sicuramente ha fatto un buon lavoro ed ha ampi margini di miglioramento.

Bene ma non benissimo come si è soliti dire al giorno d’oggi, candidature agli Oscar forse troppo azzardate per quanto riguarda la miglior regia e sceneggiatura ma molto meritata per la giovane attrice protagonista Saoirse Ronan che però non poteva avere scampo contro l’indiscussa vincitrice di quest’anno Frances McDormand.

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