San Benedetto al voto, oltre l’individualismo: la ricetta di Claudio Massi per una città che vuole tornare a correre

 

C’è un filo sottile che lega il sogno riformatore nato nel 1993 alla realtà quotidiana di un territorio che cerca riscatto. Per Claudio Massi, figura storica della politica locale, tra le fila di Forza Italia, l’impegno civile non è mai stato una questione di fredde percentuali, ma un atto di amore e una scommessa sulle persone. Massi incarna ancora oggi quell’identità basata sulla libertà individuale e sulla ferma convinzione che l’intraprendenza privata debba essere il vero motore del benessere pubblico.

Il limite del “più furbo”: l’urgenza di fare squadra
L’analisi di Massi sulla città parte da una riflessione amara su una tematica che investe la politica quanto l’economia: l’incapacità di cooperare. “Ognuno pensa di essere più furbo dell’altro”, osserva Massi, individuando in questo atteggiamento il vero freno a mano di San Benedetto. Secondo lo storico esponente forzista, questa mentalità impedisce di fare squadra, precludendo la nascita di consorzi e alleanze che potrebbero dare forza al territorio. Per Massi, superare l’individualismo è una necessità morale per competere in un mondo globale. In questa sfida, vede in Nicola Mozzoni, giovane candidato sindaco preparato, una figura capace di interpretare questo nuovo corso.

La centralità dell’Uomo: la risorsa oltre il prodotto
Distaccandosi dalle logiche puramente numeriche, Massi pone l’accento sulla gestione delle risorse umane. Le imprese locali devono affrontare con coraggio il tema del ricambio generazionale, imparando a delegare. Il concetto è chiaro e potente: “La risorsa principale di un’azienda è l’uomo, non il prodotto”. È l’intelligenza umana, con la sua creatività e passione, a dare valore ai “contenitori” aziendali; senza investire sulle persone, ogni progetto di innovazione è destinato a svuotarsi.

Turismo d’élite e la crisi della pesca
Il rilancio economico passa, per Massi, attraverso una metamorfosi dei settori simbolo. Sul fronte dell’accoglienza, la sfida è globale: “Dobbiamo offrire servizi adeguati a chi vuole investire e spendere”. La ricetta è un “turismo di qualità” che trasformi gli chalet in piccoli resort d’élite dotati di “suite e vasche idromassaggio”. Parallelamente, lo sguardo si posa sulla “crisi della pesca”, un comparto passato da 300 a poche decine di imbarcazioni. Massi cita i “costi insostenibili per gli armatori” e la “piccola taglia del pescato in Adriatico” come cause del declino, sollecitando un “nuovo modello economico per il settore”.

L’Università come guida: “Studiate la matematica”
Il fulcro del rilancio risiede nella conoscenza. Il potenziamento delle facoltà esistenti — Economia, Architettura e Scienze Alimentari — è “fondamentale per evitare la fuga di cervelli”. L’istituzione deve fungere da bussola per i giovani: l’appello di Massi è un imperativo categorico, “Studiate la matematica”, base indispensabile delle “nuove tecnologie e della finanza”. Solo con una guida solida, San Benedetto potrà riscoprirsi una comunità moderna e finalmente pronta a tornare a correre.


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