San Benedetto al voto, Pasqualino Piunti: la “sfida gentile” che nasce da una lettera al Corriere. Il percorso di un amministratore che punta sulla sintesi tra esperienza e rinnovamento

 

Nella politica moderna, spesso ridotta a slogan istantanei e battaglie virtuali, la storia di Pasqualino Piunti conserva il sapore di un’epoca in cui un confronto dialettico poteva cambiare il corso di una vita. Tutto ha inizio non in una segreteria di partito, ma con un calamaio e una lettera inviata al Corriere della Sera. In calce a quel testo c’era la firma di un uomo che non digeriva il ritratto dei “cafoni al bar” tratteggiato dalla scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti. La risposta della celebre firma fu una sfida che divenne profezia: “Ma lei è un politico? Se non lo è, allora ci faccia un pensierino”. Trent’anni dopo, quel “pensierino” si è tradotto in una carriera che ha attraversato ogni fibra delle istituzioni locali. Piunti non è solo l’ex sindaco che torna in campo; è l’amministratore che rivendica un percorso fatto di tappe concrete e gavetta vera, dai banchi del consiglio comunale nel 1997 – dove risultò il più votato del centrodestra – fino alla vicepresidenza della Provincia e alla guida della città tra il 2016 e il 2021. Anche dopo la fine del mandato, la sua scelta di restare in consiglio tra i banchi dell’opposizione è stata letta come un segnale di profondo rispetto istituzionale verso il mandato ricevuto dai cittadini.

L’uomo delle “prime volte” e delle Pari Opportunità
Nel suo curriculum spicca un’anomalia che lui cita spesso con un pizzico di ironia: è stato l’unico uomo in Italia a guidare un assessorato alle Pari Opportunità. Un incarico ricoperto non come una formalità burocratica, ma come un’occasione per dimostrare che la sensibilità sui diritti non deve avere recinti di genere. Quell’esperienza lo portò persino a ricontattare la Bossi Fedrigotti per chiudere quel cerchio aperto anni prima, dimostrando che il dialogo e la capacità di mettersi in gioco sono la vera linfa della democrazia.

La visione: meno “io”, più “noi”
Oggi la sua proposta politica si poggia su un pilastro centrale: il superamento dei personalismi esasperati. “Dobbiamo passare dall’io al noi”, ripete Piunti, sottolineando la necessità di una gestione collegiale che sappia unire l’energia vitale dei giovani all’esperienza tecnica di chi conosce i meccanismi complessi della macchina comunale. La sfida per San Benedetto è ambiziosa: recuperare il primato turistico regionale. Attualmente la città occupa il terzo gradino del podio nelle Marche, una posizione che Piunti punta a scalare attraverso una cura maniacale del decoro urbano. La sua ricetta è pragmatica: una programmazione che eviti l’errore dei cantieri aperti durante i ponti festivi e una città che sappia essere accogliente e vivibile 365 giorni l’anno, non solo nei mesi di punta.

Sanità e Sicurezza: il territorio al centro
Oltre al contesto locale, Piunti porta la sua esperienza sul piano nazionale come responsabile della sicurezza per gli operatori sanitari. Un tema, quello della sanità, che declina localmente con la battaglia per un ospedale di primo livello, concepito come una struttura d’eccellenza che sia frutto di una sintesi tra le diverse forze politiche e non un terreno di scontro ideologico. Piunti guarda oltre i confini comunali, invocando una sinergia strategica con Ascoli Piceno e i centri limitrofi per superare i vecchi campanilismi in nome di uno sviluppo comprensoriale moderno. Il suo messaggio finale ai cittadini è un appello alla sostanza umana: “Invece di guardare le bandiere, guardate chi di questa bandiera regge l’asta”. Una chiamata alla responsabilità per una San Benedetto che vuole tornare a correre, puntando sulla coerenza di chi ha fatto della politica un servizio di prossimità e di ascolto costante.


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