Arquata Potest, il racconto di una “determinata falange macedone”


ARQUATA DEL TRONTO – Ieri pomeriggio abbiamo intervistato i ragazzi dell’associazione “Arquata Potest”. Un racconto che parte dal 2011, quando un gruppo di giovani arquatani fondò il comitato “Festa del SS. Salvatore”, e che arriva ai giorni nostri.

“Quello che ci preme sottolineare è che qui conta il gruppo. Noi siamo come una piccola “falange macedone”: se uno cade, ce ne è un altro dietro che avanza a coprire il suo posto. Conta il “noi”, un gruppo di volontari estremamente determinato. Se mancasse questa peculiarità non riusciremmo a resistere alle difficoltà che incontriamo ogni volta.”

Ma come nasce questa realtà? Dove affonda le proprie radici?

“Nasce nel 2011 per iniziativa di un gruppo di giovani arquatani, dapprima come Comitato “Festa del SS. Salvatore” e si evolve poi in associazione riconosciuta e regolarmente registrata. Partiamo come una realtà che ha iniziato a proporre delle attività per la festa più sentita dalla nostra comunità: infatti i primi progetti erano tutti volti all’organizzazione della festa patronale. Poi di volta in volta se ne sono aggiunti altri, fornendo sempre più una proposta diversificata e completa. Arriviamo così al 2016. Esattamente dieci giorni prima della famosa scossa che ha buttato giù il nostro paese, avevamo inaugurato un nuovo sentiero recuperato con una passeggiata. Poi col sisma, dopo un breve periodo di smarrimento, abbiamo cercato di reinventarci. Volevamo essere di supporto per la nostra comunità, soprattutto per chi ha scelto di restare lì a combattere. Nasce così l’idea di recuperare i percorsi per il trekking, nasce così il G.A.D.A.: “Grande Anello d’Arquata“. Un’iniziativa che troverà il suo sviluppo in “#CAMMINARQUATA“. Abbiamo partecipato ad un bando del “Comitato Sisma Centro Italia“, risultando tra le realtà vincitrici. Quei soldi ci hanno permesso di partire, realizzando la segnaletica orizzontale e verticale, portando così avanti la nostra idea. Ora questi fondi sono terminati e dovremo pensare a delle nuove modalità di reperirne di nuovi per poter andare avanti con questa iniziativa.

Ma perché recuperare i sentieri? Oltre la storia e la connessione che ci lega a ciascuno di loro, ogni cartello che un viandante incontra per la sua strada indica un paese che esiste ancora, esiste ed aspetta di essere ricostruito. Noi non vogliamo prestare il fianco alla politica che potrebbe sperare nel vederli spopolati, evitando così un altro cospicuo esborso economico per la ricostruzione. Noi stiamo lottando e continueremo a farlo. Prima del sisma eravamo circa centocinquanta soci, dopo l’evento tellurico il numero è drasticamente sceso, tornando a trenta componenti (circa) attuali ed operativi. Il nostro direttivo è composto da cinque persone, ciascuna che dona il suo tempo, ci rimette in soldi e in salute – causa stress – per questa terra. Il nostro obiettivo primario per ora è terminare il “G.A.D.A.”, ormai ci mancano solamente due sentieri (Trisungo, Borgo e Piedilama, Pretare).”

Ma non siete solamente questo, giusto?

“No, il sisma ha privato Arquata del proprio archivio storico. Questo fatto ci ha tolto la possibilità di tramandare la nostra storia, seppur ricca di monumenti e di preziosi manufatti. Nasce così “#RACCONTARQUATA“, un’altra iniziativa. In questi anni abbiamo pubblicato tre volumi: “La Torre Civica di Arquata del Tronto”, “Ottocento Arquatano” e“Settecento Arquatano“. Nell’elencarti questi titoli non posso far a meno di ringraziare l’autore, Gabriele Lalli, per la sua trentennale ricerca e rielaborazione dei dati provenienti dagli archivi storici di tutta Italia. Lui infatti è colui che è riuscito a salvare parte della nostra storia e della nostra tradizione.

Recentemente, poi, stiamo pensando anche ad un altro progetto. Ci piacerebbe chiamarlo “#RITORNARQUATA“. Col sisma, oltre che il nostro archivio, abbiamo perso moltissimi manufatti dall’alto valore artistico. Lo scorso gennaio, ad esempio, grazie al supporto del parroco Don Nazzareno Gaspari e dell’associazione “Arquata Futura“, siamo riusciti a far tornare il crocifisso ligneo del SS. Salvatore, il più antico del Centro Italia! Vi sono molti altri beni artistici attualmente dislocati altrove, soprattutto nel capoluogo ascolano. Penso alla “Sindone” che si trova esposta nel duomo, o a tanti altri beni che si trovano fermi nei magazzini… Vorremmo farli tornare qui, naturalmente pensando a dei luoghi che possano ospitarli coi dovuti accorgimenti. Ma avremo tempo per sviluppare questo filone nuovo.”

Ho visto che la vostra visione è condivisa da altre realtà operanti nel territorio, sto pensando alla “Monte Vector” o a “Discover Sibilllini”, com’è nata questa collaborazione tra di voi?

“Con Stefano – “Monte Vector”, ndr – è stato tutto molto naturale. Lui era il fornaio del paese e anche una guida di montagna: conoscevamo le sue qualità. Quando ci ha detto che voleva provare a gestire un rifugio siamo stati felicissimi di avere un punto di riferimento in quel luogo. Arquata, non dimentichiamolo mai, è l’unico Comune in Europa il cui territorio ricade all’interno di  due Parchi Nazionali (Monti Sibillini e Gran-Sasso-Monti della Laga). Lui (Stefano) per la sua cucina acquista solo prodotti a km zero provenienti da Arquata. Questo ci basta per aiutarlo, anche perché è una persona seria, una di quelle che rispetta la parola data.

Con Lorenzo – Discover Sibillini, ndr – è stato diverso. Ci ha cercato lui. Eravamo alla sagra “Marrone che passione!” lo scorso ottobre e ci venne a parlare del suo progetto, rimarcando il fatto che voleva aiutarci senza chierdere nulla in cambio. E’ stato un grande! Uno che vive la montagna con passione autentica e che la ama profondamente. Ci ha aiutato moltissimo nella comunicazione e nell’uso dei social, permettendoci di raccontare quello che facciamo di volta in volta. Quando ci ha chiesto di organizzare il suo secondo raduno con noi alla “Monte Vector” non ci abbiamo pensato due volte. Sabato infatti siamo stati tutti insieme: per noi tutto questo è fondamentale.

Arquata Potest è stata una delle prime realtà a voler investire sul turismo lento, già dal 2012 con le “passeggiate ecologiche”. Sapevamo che recuperare i sentieri poteva essere una via per riportare le persone in montagna, spingerle a farsi un panino dal macellaio d’Arquata o andare a mangiare in uno dei – pochi – ristoranti rimasti. Per noi non esiste soddisfazione più grande che permettere a queste realtà di poter incassare qualcosa, anche solamente facendogli fare la giornata lavorativa. Queste sono le nostre gratificazioni, ci permettono di adoperarci per questa terra, con una forte determinazione“.

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