San Benedetto al voto, Giuseppe Brutti: una vita in divisa al servizio dell’ambiente e della città. “Dobbiamo preservare la salute dei cittadini. No alla malamovida”

 

Non è solo una questione di gradi o di anni di servizio, anche se quarantatré anni trascorsi nella Polizia Locale rappresentano un’eredità umana e professionale monumentale. Per Giuseppe Brutti, ex Vicecomandante oggi impegnato nel ridisegnare il futuro di San Benedetto del Tronto, la divisa è stata lo strumento quotidiano per tradurre in pratica un amore viscerale verso il proprio territorio. “San Benedetto è una città stupenda, e dobbiamo preservarne la salute”, è il mantra che ha guidato una carriera dedicata per oltre venticinque anni alla tutela ambientale e alla polizia giudiziaria.

L’ambiente come priorità sanitaria e tecnica
Il suo approccio all’ecologia non è teorico, ma scientifico. Brutti è stato tra i primi a intuire l’importanza di monitorare l’inquinamento invisibile. Già nel 2009, in collaborazione con l’Arpam, ha realizzato un censimento capillare delle stazioni radiobase per monitorare l’elettromagnetismo, un’attività che oggi considera prioritario ripetere per garantire la serenità della popolazione. Parallelamente, la sua attenzione si è rivolta alla bonifica dell’amianto, un tema di salute pubblica che ritiene fondamentale per il risanamento del patrimonio edilizio cittadino. La sua competenza è certificata: insieme a due colleghi, ha ottenuto la qualifica di “Tecnico competente in acustica ambientale” presso la Regione Marche, permettendo al Comando di dotarsi di fonometri professionali e di agire in totale autonomia e rapidità nei controlli.

La tutela delle acque e il progetto “Tre Torrenti”
Un capitolo d’eccellenza della sua attività è il monitoraggio idrico. Nel 2014, Brutti ha promosso un progetto pionieristico: il controllo sistematico dei torrenti Albula, Ragnola e del Canale Consortile, dalla sorgente fino alla foce. Grazie a prelievi costanti e alla collaborazione con laboratori specializzati come la Cialab, questa attività ha permesso di individuare criticità puntuali e, allo stesso tempo, di certificare l’eccellente qualità delle acque di balneazione di San Benedetto, proteggendo il vessillo della Bandiera Blu e l’economia turistica.

Una città “candida” e senza barriere
L’impegno di Brutti si estende alla giustizia sociale. Come membro della Consulta per la Disabilità, ha seguito da vicino il PEBA (Piano Eliminazione Barriere Architettoniche). La sua visione di una città “candida” prevede che il mare sia un diritto accessibile a tutti, senza eccezioni. Sostiene con forza che ogni stabilimento balneare debba garantire l’accessibilità autonoma con sedie JOB e passerelle che colleghino il marciapiede alla battigia. “Tutte le aree devono essere fruibili in egual misura: è una questione di dignità”, afferma.

Mobilità e la sfida della “malamovida”
Guardando al domani, Brutti immagina una rivoluzione della mobilità per decongestionare il centro: parcheggi scambiatori, ampliamento di aree pedonali e piste ciclabili, e una “metropolitana di superficie” basata su bus rapidi in corsie preferenziali. Infine, il tema della sicurezza urbana si intreccia con quello della convivenza civile. Per Brutti, la “movida” è una risorsa economica e culturale preziosa che va preservata, ma va distinta nettamente dalla “malamovida”. La soluzione non risiede solo nei divieti, ma nella responsabilità d’impresa: gli operatori devono essere incentivati a investire in insonorizzazioni e tetti sonori. Il principio cardine resta quello del Codice dell’Ambiente: “chi inquina paga”. Se un’attività arreca nocumento al riposo e alla salute dei residenti, ha il dovere di intervenire tecnicamente per riparare, garantendo così un equilibrio dove il divertimento non diventi mai un danno per la collettività.


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