San Benedetto al voto, la messa a disposizione di Luigi Cava: il ritorno dell’esperienza per disegnare la città del domani

 

Ci sono momenti in cui la politica non può più essere solo gestione dell’ordinario, ma deve farsi visione a lungo termine. Luigi Cava lo sa bene. Dopo vent’anni passati lontano dalla competizione diretta nelle liste elettorali, la sua candidatura oggi non è un semplice ritorno al passato, ma la messa a disposizione di un bagaglio tecnico e umano accumulato in decenni di ‘macchina comunale’. Cava non è un volto nuovo nel senso stretto del termine, ma è un volto che torna con la consapevolezza di chi ha visto la città cambiare pelle, dalle stagioni amministrative guidate da figure come Paolo Perazzoli e Domenico Martinelli, fino al ruolo cruciale di capo di gabinetto durante il mandato di Pasqualino Piunti.

La politica come architettura istituzionale
Il suo discorso non si poggia su sterili statistiche, ma su una convinzione profonda: “Il Consiglio Comunale è la spina dorsale di una città”. Per Cava, gli ultimi anni hanno segnato un pericoloso indebolimento di questa istituzione. La sua critica, mossa con la pacatezza del funzionario esperto, punta il dito contro una programmazione che definisce inefficiente. Paradossalmente, cita gli avanzi di bilancio non come un merito, ma come il sintomo di una macchina che non riesce a trasformare le risorse in benessere reale per i cittadini. È il paradosso di una città che ha i mezzi ma non sembra trovare la strada.

La scommessa su Mozzoni e l’operatività dei 90 giorni
La scelta di affiancare Nicola Mozzoni nasce proprio da questo cortocircuito: unire la freschezza di un profilo che viene dal mondo dell’impresa alla solidità di una classe dirigente di centrodestra che conosce ogni ingranaggio della burocrazia. Cava guarda già oltre il giorno del voto, con un’agenda per i primi 90 giorni Non ci sono promesse elettorali vaghe, ma scadenze amministrative feroci: la necessità di sostituire cinque dirigenti chiave per il Comune e la gestione di partite pesantissime come gli appalti di PicenAmbiente e della pubblica illuminazione con CPL Concordia.

Oltre la ‘Fede’: Una visione per il futuro
Ma è sull’urbanistica che il tono di Cava si fa più accorato. Il Piano Regolatore Generale (PRG) non è per lui un insieme di planimetrie, ma l’atto che deciderà che volto avrà San Benedetto per i prossimi trent’anni. Dalla questione del Ballarin alla mobilità urbana – con la necessità di sbloccare snodi come via Lombroso – la sua visione è quella di una città che deve smettere di navigare a vista. “Non chiediamo un atto di fede, ma fiducia”, conclude Cava. È l’appello di un uomo che, dopo due decenni dietro le quinte, torna a metterci la faccia perché convinto che l’esperienza non sia un peso del passato, ma l’unico strumento capace di costruire, finalmente, un futuro solido.


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