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San Benedetto al voto, la sfida di Luigi Anelli: “Ricuciamo la città con la cura e l’ascolto”. La svolta passa anche per l’abbattimento delle barriere e il rilancio dei quartieri
C’è un termine che Luigi Anelli, architetto sambenedettese classe 1965, ripete come un mantra: ricucire. Non è solo un’espressione tecnica, ma un atto di attenzione verso una comunità che sembra aver perso il filo del proprio racconto. Nato a San Benedetto e cresciuto con radici profonde nel Paese Alto, Anelli non parla da politico di professione, ma da cittadino che ha osservato la propria terra con la precisione del tecnico e la sensibilità di chi la vive ogni giorno.
Dalle radici civiche al progetto comune
Il suo percorso nasce dal basso, dall’esperienza di “Voce Nuova”, un gruppo nato per disegnare una visione alternativa della città ben prima della caduta dell’amministrazione. Quell’intuizione civica è oggi confluita nel centrodestra, portando un contributo di idee concrete. “San Benedetto è la nostra casa comune”, suggerisce Anelli, e come tale richiede una manutenzione attenta dell’ordinario per poter tornare a splendere. Strade, illuminazione e decoro non sono semplici dettagli, ma le fondamenta su cui ricostruire la fiducia tra cittadini e Comune.
Una città per ogni età della vita: il valore del PEBA
Il cuore del suo programma tocca un tasto profondamente umano: l’abbattimento delle barriere. Per Anelli, l’applicazione del PEBA non è un mero obbligo burocratico, ma una filosofia di civiltà. La sua riflessione è potente nella sua semplicità: “Siamo stati bambini e diventeremo anziani”. Una città senza ostacoli è una città che si prende cura di ogni fase della vita, facilitando il cammino di un nonno o la corsa di un bambino.
Rivitalizzare il cuore e unire i quartieri
Anelli punta sulla modernizzazione di via Leopardi, immaginandola come un asse più funzionale e commerciale, capace di attrarre flussi verso il borgo. Il tassello fondamentale è il collegamento verticale: un ascensore capace di unirsi direttamente all’area delle mura del Paese Alto per renderlo finalmente connesso alla Marina. Ma la “ricucitura” va oltre: Anelli individua nell’area dietro il Riviera delle Palme la cerniera ideale per unire San Benedetto a Porto d’Ascoli, superando storiche frammentazioni. Un’attenzione particolare va a Marina di Sotto: per Anelli è prioritario completare le opere pubbliche promesse, come la piazza di San Pio X, riequilibrando uno sviluppo che ha visto finora privilegiare le volumetrie private.
Dalla Caritas al Porto
La sicurezza non è solo controllo ma prevenzione, dal presidio della stazione al dialogo nelle scuole, fino alla dignità per gli ultimi alla Caritas di Ponterotto. Sul fronte dello sviluppo, lo sguardo resta vigile sui grandi temi: sulla seconda cassa di colmata e sullo stoccaggio gas Anelli invoca prudenza e analisi tecnica, poiché sono scelte che segneranno il territorio per decenni. Per il Porto, immagina un rilancio che unisca il faro al mare, potenziando parcheggi scambiatori lungo la ferrovia per una mobilità davvero sostenibile. L’appello finale di Anelli è un invito alla fiducia collettiva: “andate a votare”. È la sfida di un uomo che vuole mettere la sua matita e il suo cuore al servizio della ‘sua’ San Benedetto, per ricucirne i lembi e farla tornare, finalmente, unita.
Redazione




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