San Benedetto al voto, Giorgio Fede e il suo ritorno alle origini: “Conosco ogni ingranaggio di questo Comune”
Spesso la politica viene vissuta come un percorso che porta lontano dalla propria città, verso incarichi e responsabilità sempre più ampie. Giorgio Fede ha deciso di invertire questa rotta. Il parlamentare in carica, figura di riferimento del Movimento 5 Stelle nelle Marche, ha scelto di rimettere il proprio mandato nazionale nelle mani della sua città, accettando la sfida della candidatura a sindaco per una coalizione che ha il sapore di un esperimento politico senza precedenti nell’ultimo decennio sambenedettese.
L’Unità come Valore Strategico
Il dato politico più rilevante che emerge dalla presentazione di Fede è la fine della frammentazione. Per la prima volta negli ultimi dieci anni, il centrosinistra si presenta compatto. Non è una lista corta: sotto il nome di Fede si sono ritrovati PD, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra, PSI, Cambia San Benedetto e Progetto Civico. Una sintesi che il candidato definisce un “valore storico”, capace di superare i veti incrociati che in passato hanno consegnato la città alle destre o al civismo di varia natura. Questa unità non è solo formale, ma si poggia su un corpo programmatico massiccio. Fede lo ribadisce con orgoglio: “Abbiamo 39 pagine di programma, frutto di mesi di ascolto e partecipazione. È la differenza tra chi ha una visione di città e chi si presenta con poche righe di buone intenzioni”. Tra i punti cardine, spicca la gestione di nodi strutturali come la Cassa di colmata, su cui la coalizione promette trasparenza e soluzioni definitive, contrapponendole a quella che definisce la gestione fallimentare delle amministrazioni Piunti e Spazzafumo.
L’Esperienza di chi “Conosce la Macchina”
Se la coalizione è il motore politico, la competenza tecnica è il carburante. Giorgio Fede non si nasconde dietro formule politiche astratte, ma punta tutto sulla sua biografia professionale. Con 41 anni di servizio come dipendente comunale alle spalle, oggi in pensione, il candidato sindaco rivendica una conoscenza capillare di ogni ufficio e di ogni ingranaggio burocratico di Viale De Gasperi. “Non ho bisogno di tempi di adattamento”, sembra voler dire agli elettori, proponendosi come un amministratore che sa già dove mettere le mani per sbloccare i processi decisionali. Questa familiarità con l’ente si sposa con un’anima “di quartiere”. Fede cita spesso la sua militanza nei comitati di zona e la presidenza di quartiere, ricordando successi concreti come la realizzazione della rotatoria di Via De Gasperi. Un’opera che, nel suo racconto, diventa metafora del suo metodo di governo: ascolto dei residenti, mediazione tecnica e determinazione nel portare a termine i progetti anche quando incontrano resistenze iniziali.
Una Scelta controcorrente
La decisione di lasciare Roma per San Benedetto rimane l’elemento di rottura comunicativa più forte. Nonostante la quasi matematica certezza di un nuovo mandato parlamentare – essendo l’unico eletto marchigiano alla Camera per la sua area politica – Fede ha scelto di “disertare” la politica nazionale per quella di prossimità. “Lascio un ruolo prestigioso per amore della mia città”, ha dichiarato, sottolineando una volontà di servizio che vuole porsi in antitesi con la “peggiore politica locale” dell’ultimo decennio. Il progetto per San Benedetto non guarda però solo all’esperienza passata. L’obiettivo dichiarato è quello di formare una nuova classe dirigente: un Consiglio comunale che sia un vivaio di giovani e nuove figure, capaci di disegnare la città dei prossimi vent’anni. La sfida di Giorgio Fede è tutta qui: trasformare il peso istituzionale accumulato in Parlamento in una leva per sollevare San Benedetto dal declino che, secondo la sua visione, l’ha colpita negli ultimi anni.
Redazione




Lascia un commento